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Piscina di Imperia sotto inchiesta, a rischio dipendenti e attività sportiva

Il contributo del Comune è giustificato nelle spese che la Rari documenta e la maggior part viene investito per sostenere i consumi

Imperia.  L’inchiesta della Procura della Repubblica sulla gestione della piscina “Felice Cascione” di Imperia rischia di avere conseguenze pesantissime per la sorte non solo dell’impianto natatorio, ma anche dei dipendenti e delle attività sportive (scuola nuoto e pallanuoto).

Il timore della Rari, ora finita nel mirino della magistratura, è che possa perdere il contributo del Comune che viene concesso a novembre, gennaio e maggio per un importo di poco superiore ai 300 mila euro. Soldi che vengono inseriti in un bilancio differente dall’attività sportiva, ovvero nella gestione della piscina stessa (costi e ricavi è bene precisarlo sono separati per volere della direzione della Rari nei due differenti settori ndr).

E così tra bollette dell’Enel, dell’acqua e del gas da pagare ecco che il contributo viene praticamente azzerato. Fino al 2004 era il Comune invece a farsi carico di quelle spese. Con il contratto stipulato col gestore invece bollette e tutto il resto devono essere sostenute dalla Rari.

E a questo proposito ci sono le pezze giustificative ogni volta che viene richiesto quel contributo: nessun festino, cena o super cena o viaggi di piacere.  Le feste per lo scudetto e per la Coppa Len hanno inciso in una parte decisamente ridottissima sull’intera gestione dei costi inseriti nel bilancio.

La verità è che se il Comune dovesse chiudere i rubinetti la Rari sarà costretta a trovare altre forme di sostegno e in tempi di crisi non sarà semplice. E allora si dovrà ricorrere ai tagli e questi saranno inevitabilmente pesanti: si parla di blocco degli stipendi dei dipendenti magari costretti a cercarsi altri lavori e probabilmente verrà anche ridimensionata l’attività sportiva. Chissà quanti genitori cominceranno ad essere preoccupati per i loro figli senza nuoto in piscina.

Lo scenario è apocalittico e alla Rari sperano di sbagliarsi. Ma qualche effetto lo si vedrà già a fine mese quando il Comune sarà chiamato ad elargire la prima tranche del contributo che la Rari è pronta a documentare per filo e per segno.

Quanto all’inchiesta Luca Ramone, presidente del sodalizio sportivo, consigliato dagli avvocati, spiega solo di essere “contento di questa indagine perché farà luce sulla regolarità nella gestione. Non c’è nulla da nascondere. I conti, come ho sempre detto sono in ordine e ogni spesa è documentata”. 

Rari Nantes Imperia fattura di poco superiore al milione e duecentomila euro l’anno, ma ad incidere sono le spese di gestione che sono un milione e centomila. Senza il contributo del Comune la barca rischia il naufragio e con lei tutto il medagliere collezionato da quando Ramone è al timone: coppe e scudetto guadagnati in vasca dal 2012 ad oggi. Scenario devastante si diceva. Forse l’inchiesta aperta dalla Procura mira ad altri lidi, magari a piani superiori e non solo a verificare l’attività di una Asd che sta in piedi per miracolo dopo aver perso anche gli sponsor a fine campionato. 

L’ipotesi degli inquirenti, ma è solo quella, è che quei soldi del Comune possano essere stati utilizzati diversamente da quanto previsto dall’articolo 9 del contratto che parla chiaro: apertura della piscina tutto l’anno e manutenzione. E gli interventi sono stati eseguiti tanto che lo stesso Ramone era stato chiamato in Comune per partecipare ad una commissione dove, carta alla mano, aveva spiegato che cosa era stato fatto durante l’anno. Ramone è ora indagato per “indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato” dal pubblico ministero Alessandro Bogliolo. Sono stati effettuate perquisizioni e sequestri di documenti. In particolare quelli che raccontato la storia della Rari.  Una storia sportiva che ora rischia di finire alla deriva in una città che non aveva mai raggiunto livelli così alti con le ragazze della Rari che erano salite sul tetto d’Europa.

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