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Piano Casa: Legambiente Liguria e WWF presentano un documento congiunto di forte contrarietà

"Il progetto somiglia più alla madre di tutte le sanatorie piuttosto che uno strumento di riqualificazione del patrimonio edilizio"

Legambiente Liguria e WWF sono stati convocati in Regione Liguria per le audizioni in commissione IV Territorio e Ambiente sul Piano Casa che la Regione vorrebbe varare in fretta e furia per non arrivare alla naturale scadenza prevista al 31 dicembre 2015. Le due organizzazioni presenteranno un documento congiunto dove si esprime la forte contrarietà al nuovo DDL proposto che modifica il vecchio Piano Casa varato nel 2009.

La nuova legge viene proposta in completa assenza di una analisi sui risultati ottenuti dal precedente piano – commenta Santo Grammatico, Presidente di Legambiente Liguria- che già avrebbe dovuto rilanciare il comparto edile e che ha evidentemente fallito. Un fallimento dovuto alla logica con cui si immagina la riqualificazione del patrimonio edilizio: continuando a puntare, in modo sbagliato, sugli aumenti volumetrici piuttosto che sulla qualificazione energetica e del comfort dei nostri edifici e delle nostre abitazioni“.

Gli articoli della nuova legge – continua Marco Piombo, delegato ligure del WWF Italia – ci preoccupano perché contengono forzature sugli strumenti urbanistici delle aree protette e dei Comuni. Riteniamo pertanto necessario che le norme a carattere straordinario di questo Piano Casa non finiscano per interferire con quelle di tutela paesaggistica, naturalistica e ambientale, sminuendone l’efficacia e la portata“.

WWF e Legambiente Liguria fanno notare i contenuti ideologici e speculativi contenuti nelle modificazioni del Piano Casa con la “sanatoria delle sanatorie” evidente con l’abrogazione all’art.5 comma 1 lettera b che riguarda, tra le altre, le “opere realizzate in assenza o in difformità dal titolo abilitativo edilizio e non conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici“, come possono essere ad esempio quelle costruite in zone riconosciute a dissesto idrogeologico, in aree ad elevata e molto elevata pericolosità idraulica e geomorfologica e in aree soggette ad inedificabilità assoluta.

Per coloro che hanno commesso un reato, all’interno di queste aree e poi sanato grazie ai condoni edilizi, si prevede una premialità grazie all’introduzione dell’art.7 bis, valido sia per gli edifici residenziali e non, che prevede la possibilità di aumentare del 50% le volumetrie condonate dopo la demolizione e all’atto della ricostruzione.

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