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Bordighera, conferenza e spettacolo al Palaparco per dire “no” alla violenza sulle donne fotogallery

Gli interventi del Procurato capo Giuseppa Geremia, del Capitano Lorenzo Toscano e del Maresciallo Raffaele Pace

Bordighera. Una serata importante, quella organizzata ieri dallo Zonta Club insieme a Palazzo Garnier.
Importante per il tema trattato, la violenza sulle donne, e per gli ospiti intervenuti: il Procuratore capo Giuseppa Geremia, il Capitano Lorenzo Toscano (Comandante della compagnia dei carabinieri di Bordighera) ed il Maresciallo Raffaele Pace, Comandante di stazione.

Dopo i saluti di Rita Longo (Presidente Zonta Club Ventimiglia – Bordighera), che ha spiegato come lo Zonta cerchi di sostenere, attraverso varie iniziative, le donne vittime di maltrattamenti, sul palco è salito il Sindaco Giacomo Pallanca. “La mia amministrazione”, ha dichiarato, “E’ sempre stata molto attenta a questo tema, grazie soprattutto al lavoro del Presidente del Consiglio Mauro Bozzarelli. Eventi come quello di stasera sono importantissimi, ma è bene continuare un lavoro quotidiano contro la violenza sulle donne. Quindi vi auguro buon lavoro e, soprattutto, viva le donne!”.

“Dal numero di persone presenti in sala questa sera”, ha detto il procuratore Geremia, rivolgendosi ad una sala gremita, “Vedo con piacere che questo è un tema particolarmente sentito. E questo mi fa un enorme piacere, perché è estremamente importante che sia la società a farsi baluardo contro la violenza sulle donne”.
“Noi reprimiamo”, ha continuato la Geremia, “Ma quando lo facciamo, quando la repressione arriva è perché il male è già stato fatto”.
In modo semplice, ma efficace, e senza troppi giri di parole, il procuratore ha fotografato quella che, purtroppo. è una situazione tragica: “Tra il 2013 e il 2014 i reati di maltrattamento e stalking sono aumentati del 50% rispetto al passato”. Questi dati, ovviamente, sono stati raccolti quando le vittime hanno trovato il coraggio di fare formale denuncia o nei casi in cui, purtroppo, la violenza è sfociata in omicidio. “Ma la mia preoccupazione”, ha aggiunto la Geremia, “E’ dettata dal fatto che queste cifre, pur elevate, non contemplino il fenomeno. Spesso la donna vittima di violenza non riesce a raccontare”.
Perché? I motivi sono diversi: “Non riesce ad accettare che quell’amore, un tempo fonte di gioia, sia ora paura, dolore”, ha spigato Giuseppa Geremia, “E poi c’è la violenza morale: sminuendo tutti i giorni la donna, la propria moglie o fidanzata, il carnefice la induce ad essere colpevole della situazione“. In ultimo, spesso fatale, c’è l’illusione che si possa tornare indietro e che quell’uomo prima amante e poi carnefice, ritorni ad essere la persona di cui ci si è innamorate.
“Per tutti questi motivi, la coscienza sociale è importante perché condannando con forza il crimine fa sentire la vittima meno sola”.

“Per quanto riguarda le denunce per violenza sessuale”, ha fatto sapere il procuratore capo, “La cifra è stabile. Ma anche in questo caso, la maggioranza dei reati non viene denunciata. Si prova vergogna e si ha paura che nel futuro nessuno sarà più in grado di amarti”.

“La società deve condannare questi reati. Deve dire “no, questo noi non lo accettiamo”: la condanna della collettività colpisce ancora più forte dell’autorità giudiziaria“.

La Compagnia di Bordighera, nel solo 2015, si è occupata di dieci casi di donne vittime di eventi violenti“, ha dichiarato il Capitano Lorenzo Toscano, “Ma statistiche dicono che nel 90% dei casi le donne non denunciano i loro carnefici. Vengono da noi, in caserma, quotidianamente, e cercano un consiglio. Si rivolgono al maresciallo, dicendo che il marito le umilia, le minaccia o che l’ex le importuna. Ma a denunciare sono poche”.

Le donne, troppo spesso, chiedono ai carabinieri di intervenire in altri modi, magari convocando il marito in caserma per ammonirlo. Oppure vorrebbero un incontro chiarificatore.
“Anche quando si interviene a seguito di chiamate per una lite in famiglia”, ha spiegato Toscano, “Nella maggioranza dei casi le donne dichiarano che non è nulla, solo un diverbio che i vicini hanno scambiato per una lite. In questi casi sta alla sensibilità del maresciallo capire se è effettivamente così o se sotto il silenzio si nasconda una vittima. Mai si riesce a rompere, in quel primo incontro, l’isolamento in cui si trovano quelle donne vittime di violenza“.

“Per questo gruppi come lo Zonta Club e altre associazioni sono importanti”, ha proseguito il Capitano, “Così come lo sono gli amici delle vittime: grazie a loro, spesso, le donne poi riescono ad aprirci e raccontarci tutto”.
Ma perché questa iniziale reticenza? “La donna ha paura del domani”, spiega Toscano, “Sa che dopo la denuncia la sua vita cambierà, sarà stravolta, anche sotto l’aspetto economico”.

L’errore più grande, in caso di stalking, è cercare un incontro con il proprio ex per chiarirsi: “Non c’è nulla di più sbagliato”, ha dichiarato Toscano, “Che andare incontro al proprio carnefice. Spesso, in questi casi, si è consumato un omicidio”.

Cambiare numero di telefono, tenere un cellulare a portata di mano per avvertire immediatamente le forze dell’ordine, fare attenzione quando si esce: queste alcune delle piccole accortezze che possono aiutare le donne vittime di stalking. Ma soprattutto, ricorda Toscano: “Chiamare immediatamente i carabinieri quando si ha anche solo il sentore di essere seguite”.

A completare il quadro del lavoro svolto dall’Arma dei Carabinieri per prevenire e contrastare la violenza sulle donne, è stato il Maresciallo Raffaele Pace, che in prima persona ascolta, incoraggia e aiuta le vittime: “In questi sei anni”, ha raccontato Pace, “Sono venute molte persone a chiedere aiuto e, in molti casi, abbiamo risolto il problema. Spesso chi viene in caserma non sa quello che deve fare, per cui il nostro primo compito è indirizzare le persone a prendere determinate strade, come sporgere denuncia, per esempio”. “Prima di farlo, però, dobbiamo riuscire a capire quale sia effettivamente il problema”.

“E’ anche capitato”, ha continuato il maresciallo, “Che a recarsi in caserma per sporgere denuncia fossero i colpevoli e non le vittime”. Un modo di tutelarsi, astutamente, da quello che invece poi, il maresciallo riuscirà a scoprire grazie a fiuto ed indagini.
Per quanto riguarda i “numeri”, in sei anni di attività a Bordighera, Pace ha mandato in carcere più di dieci uomini colpevoli di violenza contro le donne. Mentre altri sei sono finiti agli arresti domiciliari e altre 25 persone sono state allontanate dalla casa/famiglia dove risiede la loro vittima.
Con grande discrezione, senza citare alcun elemento riconducibile al fatto accaduto, il maresciallo ha portato l’esempio di un caso specifico, nel quale una vittima ha continuato a ricevere minacce anche dal carcere, dove si trovava il suo ex: “Per l’uomo, scontata la detenzione, si è ricorsi all’espulsione dal territorio italiano”.

Operando sul campo, Raffaele Pace si è trovato in diverse situazioni, sempre verificatesi a Bordighera: sorelle che hanno denunciato il fratello, anziani genitori vittime della violenza del figlio: “Mi sono recato in una stanza di ospedale”, ha raccontato Pace visibilmente provato dall’esperienza avuta, “A raccogliere la testimonianza di una vittima che non sapeva neanche cosa dire e come”.

La serata, che ha visto presenti, tra il numeroso pubblico, autorità civili tra cui il Prefetto Silvana Tizzano, l’Assessore regionale Sonia Viale e gli assessori di Ventimiglia Silvia Sciandra e Vera Nesci, è poi proseguita con un momento ludico, ma significativo: uno spettacolo teatrale in un atto unico scritto da Valerio Moschetti per la regia e la sceneggiatura di Marina Redolfi Tezzat.

 

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