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Trenta Comuni morosi nei confronti della Tradeco, ora partono le ingiunzioni

Giuseppe Calia: "Con quella montagna di soldi potrebbero pagare le spettanze ai lavoratori ed evitare strascichi giudiziari

Imperia. Solo 5 su 35 Comuni di Imperia sono “virtuosi”, puntuali nei pagamenti e non hanno maturato debiti nei confronti della Tradeco srl di Altamura. Gli altri 30, invece, sono morosi e la somma totale che devono versare nelle casse dell’azienda pugliese, che fino a luglio aveva l’appalto della raccolta dei rifiuti nell’Imperiese, è da capogiro: mezzo milione di euro. Per la precisione 553.108,29 euro. Più altri 300 mila circa sono i soldi che il solo Comune di Imperia deve versare sul conto corrente della società pugliese. Anche quello è un ente moroso.

Quasi un milione di euro di debiti maturati dagli enti pubblici in un arco di tempo di cinque mesi, da marzo a luglio, mese in cui era stato rescisso il contratto. Tre mesi fa, per volere del Comune di Imperia e degli altri Comuni, si era detto addio alla Tradeco della famiglia Columella.

E ora che cosa succederà? Dalla direzione dell’azienda pugliese è arrivato l’ultimatum con una lettera indirizzata al dirigente Alessandro Croce. E’ datata 5 ottobre che ha come oggetto “invito/diffida a pagare quanto dovuto a tutti i lavoratori dipendenti dell’ex comprensorio imperiese”.

Categoricamente e senza troppi giri di parole nella missiva si legge che “Tutti i Comuni del comprensorio debitori nei nostri confronti hanno bloccato ogni pagamento…. La invitiamo come ente capofila, a corrispondere quanto dovuto ai lavoratori con i nostri crediti facendoci ottenere eventuali somme residue, previa rendicontazione”.

Una lettera di fuoco che preannuncia il ricorso alle vie legali. “A breve, se non vi saranno delle risposte certe, partiranno le ingiunzioni di pagamento”, afferma Giuseppe Calia, responsabile di Tradeco per Imperia (nella foto).

Alcuni Comuni saranno “graziati. Quali? “Quei Comuni virtuosi che non hanno maturato debiti come Cosio d’Arroscia, Dolcedo, Pornassio, Pontedassio e Prelà – spiega Giuseppe Calia – Gli altri 30 sono tutti debitori: Aquila d’Arroscia 1.095,12 (un mese), Armo 790,78 (due mesi), Aurigo 4.113,16 (due mesi), Borghetto d’Arroscia 8.326,77 (tre mesi), Borgomaro 10.547,30 (due mesi), Caravonica (6.316,13 (tre mesi), Cervo 39.336,79 (due mesi), Cesio 8.967,41 (5 mesi), Chiusanico 2.956,81 (un mese), Chiusavecchia 6.613,71 (due mesi), Cipressa 38.805,57 (tre mesi), Civezza 7.753,07 (due mesi), Costarainera 18.298,17 (due mesi), Diano Arentino 19.256,34 (5 mesi), Diano Castello 29.297,18 (due mesi), Diano Marina 117.465,39 (un mese), Diano San Pietro 14.814,95 (due mesi), Lucinasco 3.349,98 (due mesi), Mendatica 1.633,07 (un mese), Pietrabruna 6.500,44 (due mesi), Pieve di Teco 12.376,52 (un mese), Pontedassio 30.687,87 (due mesi), Ranzo 7.072,45 (due mesi), Rezzo 2.220, 28 (un mese), Riva Ligure 63.563,42 (due mesi), San Bartolomeo al Mare 63.022,17 (un mese) San Lorenzo al Mare 18.880,94 (un mese), Vasia 5.529,09 (due mesi) e Vessalico 3.517,40 (due mesi)”.

Nessuna possibilità di risolvere la questione in modo bonario? “Certamente – risponde Calia – come scritto nella lettera inviata al Comune capofila e protocollata il 5 ottobre alle 17.12 i Comuni possono pagare quanto preteso dai lavoratori ovvero le spettanze, oltre al salario, dovute alla conclusione del rapporto con la nostra azienda tipo Tfr, tredicesime, straordinarie e banca ore. Giustamente rivendicano i loro diritti e quindi hanno presentato le ingiunzioni nei nostri confronti, ma ora sarà la Tradeco a tutelare le sue casse e la sua immagine depositando le ingiunzioni contro quei Comuni che non hanno rispettato le clausole dell’atto di transazione sottoscritto in Prefettura. I soldi pretesi, ovviamente, non comprendono le penali. Quelle sono già state trattenute”, precisa Calia.