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I MAD spiccano il volo: da un progetto di Giancarlo Golzi è nata una nuova band foto video

Sono Davide Golzi, Andy Senis, Riccardo Sasso e Nino Zuppardo i ragazzi pronti a scalare le classifiche, restano sempre con i piedi per terra

Bordighera. Dopo i Matia Bazar, la Città delle Palme dà i natali ad una nuova pop-rock band, quella dei MAD.
Quattro ragazzi talentuosi, un padre musicista affermato, due singoli orecchiabili ma “tosti”e il sogno di scalare le classifiche restando con i piedi per terra: tutto è pronto per la MAD mania.

Davide Golzi, Andy Senis, Riccardo Sasso e Nino Zuppardo: i MAD sono un gruppo e ne vanno fieri. “In Italia non esiste più la realtà del “gruppo”: è un’entità che si è appiattita, negli ultimi anni, fino a toccare, ahimé, i livelli più bassi”, ci dice Davide Golzi, voce e chitarra della band, “Ormai esiste solo il frontman, il belloccio dal ciuffo in testa, con i musicisti alle spalle”.

A piantare il seme e dare inizio a tutto è stato un grande musicista, prematuramente scomparso: Giancarlo Golzi, padre di Davide.
E’ stato lui che, fino al suo ultimo giorno di vita, ha portato avanti, con passione e dedizione, per cinque anni, il progetto MAD: “Il suo consiglio, che oggi manca tantissimo”, dice con un filo di voce il figlio, “Era sempre prezioso, ma mai invadente”.
Ora la strada di Davide, Andy, Riccardo e Nino è ancora più in salita. Ma i MAD promettono: “Andremo avanti più determinati che mai”.
E lo faranno per loro e per lui, il Capitano dei Matia Bazar, il loro primo fan.

La finzione fa parte dello showbuisness, e questo lo si sapeva da tempo, ma ai giorni nostri il livello si è notevolmente alzato, tanto che non la si distingue nemmeno più dalla realtà, nella quale spopolano gruppi costruiti a tavolino appositamente per far breccia nel cuore dei più.
“Non sto dicendo che l’immagine non sia importante”, continua Golzi, “Anche noi abbiamo il nostro stile. E quella che vogliamo riproporre è una realtà che oggi non esiste più”.
Pooh, Stadio, Matia Bazar (dove suonava il padre di Davide, Giancarlo Golzi): la storia musicale italiana ha visto sussegguirsi e convivere una serie di grandi gruppi. E li vedrà ancora, con i MAD.
“Nel gruppo ognuno ha una sua importanza. Così come nei MAD”, racconta Andy, “Noi abbiamo una peculiarità e una fortuna: cantiamo tutti”.

Di loro, in zona, si era già parlato come cover band, ma “con brani sempre arrangiati secondo i nostri gusti”, cuciti addosso come abiti di sartoria, fino a tessere un sound inconfondibile che ora si ritrova nei loro pezzi inediti.

Due le canzoni, accompagnate da video realizzati dalla Progect Media Service (PMS), pubblicate il mese scorso dalla band: “Carried Away” e “La mia Bugia”. Due brani completamente diversi, non solo per la scelta della lingua (inglese e italiano), ma anche per tematiche e musicalità. Eppure in qualche modo complementari, perché parte di una realtà unica, quella dei MAD.
“Volevamo farci conoscere in due sfaccettature diverse”, spiega Andy, “Una un po’ più seria, proponendo un brano in inglese che tratta della pena di morte, e l’altra più giocosa, ironica, ma non bambinesca”. Due realtà che convivono nello spirito di un gruppo giovane (l’età media è di 25 anni).

Carried Away, il cui testo, scritto da Davide, Andy e Riccardo è nato proprio in inglese, è una ballad dal sapore british che tratta di uno dei temi più controversi dell’umanità: la pena di morte. “Un argomento che sentiamo molto”, dice Davide, “Abbiamo sempre tenuto, come linea generale di gruppo, quella di trattare argomenti che ci interessavano, che avessero una loro caratteristica, una loro peculiarità e una certa importanza”. Un esordio impegnato, quello dei MAD, che hanno scelto una tematica delicata per farsi conoscere e, soprattutto, per “dire la loro”. Perché nel testo, il punto di vista sulla pena di morte è rigorosamente il loro. Ma, come
in tutte le canzoni, ci spiegano, “la musica dà la possibilità ad ogni ascoltatore di sviluppare un’interpretazione personale. Cerchiamo di dare la nostra visione, ma anche di far ragionare la gente”.
La doppia faccia, il lato negativo e quello positivo delle cose, il dubbio, il rovescio della medaglia: questa la ricerca alla base delle canzoni scritte dai giovani musicisti.

“E’ giusto ragionare su tematiche importanti”, spiega Davide, “E’ giusto non fermarsi alle apparenze: questo è il tema principale, il filo conduttore del progetto che stiamo portando avanti”.

Si spiega così anche “La mia bugia”: l’apparenza, l’inganno, il doppio gioco di una realtà che non è mai univoca.
Che cos’è la bugia? “E’ un qualcosa di cui l’uomo non può fare a meno, sia quando essa viene detta a fin di bene, sia quando viene utilizzata nel peggiore dei modi”, risponde Davide. Nel testo, scritto proprio dal chitarrista sulla musica di Andy, è la bugia che parla all’uomo: “L’abbiamo personificata”, continua il musicista, “La bugia dice all’uomo: tu mi cerchi in continuazione, non puoi fare a meno di me, anche se non mi vorresti al tuo fianco. Siamo abituati alla menzogna, è parte intrinseca della natura umana”.
Due singoli, quelli appena usciti, che faranno parte di un album il cui titolo resta ancora top secret. Conterrà una decina di canzoni, tutte già pronte: “Ci resta solo da scegliere quali brani inserire e quali lasciare fuori”. Un album che mostrerà l’essenza dei MAD, nella sua interezza. Un lavoro, quello della band, “figlio della nostra musica e di noi stessi”.

E i video? Originali, di grande impatto e di altissima qualità, i video sono stati girati a Vallecrosia dalla PMS dei fratelli Merlo. “Ci siamo incontrati grazie al fatto che loro avevano lavorato con mio papà, sia per i Matia Bazar che per il Museo Rosenbach”, spiega Davide Golzi, “Il lavoro con loro? Non si può parlare di collaborazione, ma di una grande famigliarità, di uno spirito fantastico che si è venuto ad instaurare da subito. Si sono spesi nella maniera più totale nella realizzazione di questi due video che, tra l’altro, stanno riscuotendo un grande successo sui social”.
Anche la scelta della location non è stata lasciata al caso: “Abbiamo voluto sottolineare, ancora una volta, come sia per noi importante l’appartenenza a questa terra, nonostante essa non dia molte possibilità, soprattutto ai giovani”.

In “La mia bugia” i musicisti suonano strumenti di cartone: “Mentre lavoravamo al pezzo è venuta fuori questa idea meravigliosa”, raccontano, “Che riesce a concretizzare il nostro concetto di quanto possa essere veritiera la bugia: suonare strumenti così palesemente finti è l’apoteosi della finzione”.

Per realizzare gli oggetti ci sono voluti quattro giorni di lavoro certosino: “Dobbiamo dire grazie alla nostra Art Director Melissa Lusardi”. Insieme a lei (fotografia e grafica), anche Alessio Senis fa parte della grande famiglia MAD: “E’ con noi dalla fondazione della band e, anche se il suo lavoro non si vede, perché resta dietro le quinte, per noi è indispensabile e lo consideriamo il quinto MAD. E’ il nostro ingegnere del suono e, oltre ad aver curato la regia audio di tutti i nostri live, si è occupato attivamente della produzione audio sia dei singoli che dei video”.

Chi volesse conoscere i MAD e ascoltare le loro canzoni, può seguire la band su:
– facebook: https://www.facebook.com/MADufficiale?fref=ts
– youtube: https://www.youtube.com/channel/UCQv9_QvQzoyutKe1apFWUCw
– Twitter: https://twitter.com/TheMAD_Official
– Soundcloud: https://soundcloud.com/mad_official_music

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