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Dolceacqua festeggia la Giornata Bandiere Arancioni 2015 foto

Una visita guidata al castello dei Doria: viaggio nel tempo tra saperi e sapori

 

 

Dolceacqua. In occasione della “Giornata Bandiere Arancioni 2015“, il paese dei Doria ha organizzato una visita guidata alla scoperta del suo borgo e del castello che lo sovrasta.

Un vero e proprio viaggio nel tempo, tra saperi e sapori che i partecipanti difficilmente scorderanno.

Jamila Chila’, Consigliere con delega a Turismo e Cultura, ha presentato agli astanti il programma della giornata: “Dolceacqua, porta della Val Nervia, è un paese a misura d’uomo”, ha esordito il Consigliere, “Inserito in una vallata poliedrica, che comprende Airole, Rocchetta Nervina, Apricale”.
“A Dolceacqua abbiamo un castello e un ponte che ci caratterizzano”, ha aggiunto, con entusiamo, Jamila Chila’, “Talmente unici nella loro posizione che anche Monet ha deciso di dipingerli, rendendoli riconoscibili in qualsiasi luogo del mondo”.

La Chilà ha poi ringraziato a nome dell’Amministrazione comunale il lavoro di volontariato del “Centro Ricreativo Culturale“, “Lavoro fondamentale”, ha dichiarato, “Che ci permette di tenere aperte la Biblioteca Civica Comunale e la Pinacoteca Morscio”.

“Le persone qui si danno da fare per rendere questo paese bello così come lo vedete oggi”, ha concluso il Consigliere, “E l’accoglienza che qui riceverete è davvero speciale, tanto che Dolceacqua è diventata la sede nazionale dei paesi di Bandiera Arancione”. Un riconoscimento importante, questo, che caratterizza il borgo come eccellenza turistica.

La parola è poi spettata a Renato Gamalero e Ivano Anfosso, rispettivamente Presidente e Vice Presidente del Centro Ricreativo Culturale. A loro il compito di raccontare ai presenti la storia del dolce tipico di Dolceacqua: la michetta.

“Fino al 1400 i Doria erano dei despota”, ha narrato Ivano Anfosso, “Ed in questo periodo dobbiamo tornare per capire come è nata la michetta”. Dolce la cui ricetta è legata a doppio filo con la triste vicenda di Lucrezia, figlia di un fornaio.

Siamo nel 1300 e all’epoca a governare era Imperiale Doria. “Si dice che egli applicasse lo Ius primae noctis”, racconta Anfosso, “Ovvero il diritto del signore di giacere con una sposa la prima notte di nozze. La popolazione era ormai esasperata, per questo e per altre tasse che doveva sopportare”.

E qui entra in campo la figura di Lucrezia: “Era una giovane innamorata di un certo Basso. I due si sposarono in segreto per evitare lo Ius primae noctis ma, durante la festa successiva al matrimonio, qualcuno avvisò Imperiale Doria che mandò subito i suoi uomini”. Lucrezia venne rapita e portata al castello, dove, leggenda dice, si ribellò con tutte le sue forze all’abuso, finchè non venne imprigionata nelle segrete della signorile dimora.

“Basso, armato, riuscì a entrare nel castello e, sotto la minaccia del coltello, fece firmare ad Imperiale Doria l’impegno di togliere lo Ius primae noctis e abbassare le imposte”.

“La popolazione era in fermento, però purtroppo, a quanto dice la tradizione, Lucrezia nel frattempo era morta di stenti”.

Nonostante la disgrazia, suo padre inventò il dolce povero, ma tipico, la cui forma ricorda, vagamente, i genitali femminili, per ricordare che le donne hanno, sempre, diritto di scegliere chi amare e sposare.

Al termine dell’affascinante racconto e, dopo aver distribuito un sacchetto omaggio contenente, tra l’altro, anche un assaggio di michette, la giornata è continuata con la visita guidata al castello dei Doria.

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