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Al processo per l’ex assessore di Diano Marina Bruno Manitta chiamati 90 testimoni

Sul banco degli imputati anche gli operai Riccardo Pizzorno, Fabio Tallone, Alberto Calcagno

Diano Marina.  Peculato, abuso d’ufficio e falso. Sono le accuse dalle quali si dovrà difendere Bruno Manitta, ex assessore all’Ambiente di Diano Marina e attuale consigliere comunale che giovedì prossimo sarà processato in tribunale a Imperia.

Un dibattimento che si preannuncia lungo anche per l’infinita lista di testimoni: in tutto una novantina. Ma saranno anche prodotti 200 documenti. Saranno tutti presentati dalla difesa sostenuta dall’avvocato Roberto Trevia e serviranno per smontare il castello accusatorio.

Un’indagine curata dalla squadra mobile della questura che aveva messo sotto la lente alcuni episodi accaduti a Diano Marina poi sfociati in un unico filone d’inchiesta trattato dalla Dia di Genova.

A rinviare a giudizio l’ex assessore era stato il giudice per le udienze preliminari Massimiliano Ranieri che aveva accolto la richiesta del pm Alessandro Bogliolo. Un processo che ruota attorno ad una vicenda di legna degli alberi potati ceduta a terzi, quindi di spurghi e riparazioni di guasti alle condotte fognarie fatte dalla squadra di operai comunali a beneficio di amici.

Secondo il sostituto procuratore della Repubblica di Imperia l’imputato è da considerare il regista di una serie di iniziative che esulavano dal suo incarico ma che, proprio grazie al suo incarico, gli garantivano la possibilità di fare favori. Ma sul banco degli imputati non c’è solo Bruno Manitta ma anche tre operai. Si tratta di Riccardo Pizzorno,  Fabio Tallone, Alberto Calcagno. Devono rispondere del reato di truffa aggravata ai danni dell’amministrazione comunale.

Anche in questo caso secondo l’accusa facendo lavori di riparazione alle fogne per conto di privati in orario di lavoro. Si sarebbero prestati insomma a svolgere lavori extra durante l’orario di lavoro facendosi pagare dall’assessore.

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