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Sull’Aurelia come a Monza, ai Tre Ponti dove è morto “Pino” tutti a manetta oltre il limite dei 50 fotogallery

Un mazzo di girasoli ancorato ad un lampione della luce sull'Aurelia ricorda la vita di Pino, spezzata a soli 17 anni

Sanremo. Un vaso con un mazzo di girasoli ancorato ad un lampione della pubblicazione illuminazione. In quel punto dell’Aurelia, alle porte di Sanremo, nella notte tra sabato e domenica, è morto Giuseppe “Pino” Tuscano,  studente di appena 17 anni. I suoi genitori sono originari di Bova, un paese della Jonica calabrese, tutta sabbia e colline selvagge. “Lungo la strada di Bova hanno perso la vita tantissimi automobilisti e la polizia stradale ha ritirato un sacco di patenti”, dice un parente che è partito dalla Calabria e ha raggiunto Sanremo per stare vicino alla famiglia.

Questo pomeriggio era ai Tre Ponti di Sanremo “per capire, per vedere come è successo”. “Pino? Pino era una bambola. Un ragazzo pieno di vita. Un fiore”, così lo descrive parlando con il cronista di Riviera24.it.

Viaggiava forte quella “Opel Astra” l’altra notte. Andava spedita. “Di certo il doppio del limite dei 50 – spiega un pensionato settantenne che abita sopra il capannone dell’azienda Ghersi in corso Mazzini – Qui vanno come pazzi. Ogni giorno ti devi fare il segno della croce. E ora su quel muretto,  dove si vedono i girasoli,  c’è la croce di un ragazzino di 17 anni”.

Statale Aurelia, ai Tre Ponti, di notte le auto sfrecciano come razzi. Di giorno anche. “Che cosa manca? Una serie di autovelox. Se li mettessero probabilmente qualcuno con un po’ più di sale in zucca non andrebbe a manetta – spiega il pensionato che precisa – Io stesso sono indisciplinato: col motorino, quando non vedo nessuno faccio i 70 chilometri orari”.

Dove è morto Pino Tuscano, l’Aurelia l’altra notte sembrava essersi trasformata in un videogioco reale: la macchina lanciata a tutta velocità ha colpito il muretto sulla sinistra ed ha abbattuto anche un grosso pilastro di pietra; rimbalzando, come una pallina da flipper, ha urtato contro il muro sulla corsia opposta. Lì Pino è stato scaraventato fuori dall’auto sotto gli occhi del fratello gemello ed è piombato a testa in giù lungo la massicciata della pista ciclabile. “Andavamo solo a comprarci le sigarette”, ha scritto sulla sua bacheca di Facebook il fratello miracolato. L’auto ha finito la corsa contro un altro muro di mattoni, finito in mille pezzi, rischiando di precipitare nella scarpata.

I parenti arrivati da Bova, quasi, stentano a crederci che su quell’auto, che viaggiava come un proiettile, ci fosse anche “Pino”. “Era solo un ragazzo, un giovane”. Lo strazio dei parenti non ha bisogno di raccontare altro. Ci pensano gli amici dello studente che frequentava le Pascoli a ricordare storie ed esperienze fatte insieme. “Pino era uno di noi – racconta uno dei suoi compagni che fa fatica a tenere in mano il casco dalla commozione- Questo pomeriggio sono venuto qui per capire come è successo. Non ci posso credere. Era uno dei ragazzi più spensierati e più simpatici della scuola. A salutarlo, il giorno del suo funerale, saremo in tanti”.

 

 

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