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Non solo yacht, Imperia cerca di salvare anche il porto commerciale

Imperia. Il porto commerciale di Oneglia naviga a vista facendo i conti con  la chiusura del mulino dell’Agnesi che ha azzerato i traffici di grano e con la forze diminuzione dei commerci d’olio che ha comportato l’abbattimento, nel 2007, dei silos e quindi la perdita del traffico, assorbito da Savona. Lo scrive oggi La Stampa/Il Secolo XIX.

La crisi in generale ha compromesso l’unica voce positiva. Il cemento sfuso è passato dalle 60 alle 70 mila tonnellate alle 12 mila attuali. La parabola discendente appare inarrestabile: il commercio dei sacconi di cemento della Vicat di Nizza, a causa della difficile situazione politico-militare nel Medio Oriente, latita da un paio d’anni nonostante lo scalo di Oneglia sia il porto di riferimento per i grandi imbarchi di «big bags» per il bacino del Mediterraneo e l’Africa in generale.

Eppure, come sottolinea Lello Guglielmi, a capo della Compagnia di portuali Ludovico Maresca, “la banchina oceanica continua a essere punto di riferimento per imbarchi e sbarchi di materiale legato alla provincia”. La Compagnia, in lotta per salvare lo scalo commerciale, è stata impegnata nei lavori di manutenzione dell’acquedotto del Roja, nella costruzione di una «meda» elastica a protezione dei tesori archeologici al largo degli Aregai, e in passato le sue attrezzature sono servite per sbarchi collegati a lavori dell’Enel e per il raddoppio ferroviario.

Conclude Guglielmi: “Solo grazie ai sacrifici della Compagnia il bacino di Oneglia è stato mantenuto operativo. Siamo in grado di fare lavori non solo per i mercantili ma anche per gli yacht”.