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Mutui ai defunti, dopo 10 anni tutto prescritto e per 4 imputati arriva il non luogo a procedere

La seconda sezione della Corte d'Appello ha messo ordine ad una vicenda iniziata nel 2004

Imperia. Ricordate la storia dei mutui e dei prestiti finanziari ai morti che aveva destato scalpore tanto da rimbalzare sulle cronache nazionali? Ebbene la vicenda è finita nella più classica bolla di sapone. Per i quattro principali imputati di quella storia (Luciano Rossetti, di Imperia,  quindi due lombardi e un romeno Roberto Rossetto, Ferdinando Bellini e Stefan Paul) la seconda sezione della Corte d’Appello di Genova, ha deciso il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione.

“Quella dei mutui ai defunti – sottolinea l’avvocato imperiese Mario Leone che difendeva due degli imputati insieme ad altri colleghi della Lombardia – non era altro che un’ipotesi, ma soprattutto era priva di fondamento, come sempre abbiamo sostenuto fin dall’inizio, l’ipotesi dell’associazione per delinquere”.

Una storia iniziata nel 2004 e andata avanti fino a ieri mattina quando i giudici di secondo grado hanno chiuso il capitolo e messo tutto in archivio.

Una vicenda che aveva portato al sequestro su disposizione della Procura per alcune decine di migliaia di euro, tra telefonini, automobili, valuta italiana ed estera e documentazione bancaria e fiscale, appartenenti al mobiliere imperiese Luciano Rossetti, indagato per truffa aggravata nell’ambito di un’inchiesta su un presunto giro di mutui bancari intestati a persone defunti.

Sei le persone che erano state indagate accusate, a vario titolo, di truffa aggravata, circonvenzione di incapace e riciclaggio di denaro proveniente da attività illecita. Oltre a Luciano Rossetti, erano finiti sotto inchiesta anche Roberto Rossetto e Teresa Nascimbene di Pavia; Renato D’Ambrosio di Vigevano (Pavia); l’artigiano Maurizio Maestri di Corsico (Milano) e il ragioniere commercialista Ferdinando Bellini di Ozzero (Milano).

Già il tribunale del riesame aveva fatto cadere l’ipotesi dell’associazione per delinquere. “Tuttavia la Procura – ricorda oggi l’avvocato Mario Leone – aveva insistito su quel punto e gli indagati si erano presentati davanti al gup per poi essere rinviati a giudizio”.

Arriviamo al 2013 quando il giudice del tribunale di Imperia Domenico Varalli  ha emesso sentenze di condanna a 2, 3 e 4 anni di reclusione. Tutto questo mentre i legali difensori avevano insistito sul fatto che per la portata dei reati contestati il dibattimento avrebbe dovuto prendere una strada diversa da quella del tribunale imperiese. “I processi andavano istruiti semmai in Lombardia – ricorda Leone – Ma la cosa più importante è che l’associazione per delinquere è ben presto caduta”.

Un’indagine curata dalla Guardia di Finanza di Imperia che aveva avuto risonanza nazionale. Secondo l’accusa, falsificando le carte d’identità, gli imputati avrebbero beneficiato di mutui vari da banche e società finanziaria per 800 mila euro. Il denaro spariva senza che il mutuo venisse poi estinto.

I soldi venivano, sempre secondo l’accusa,  “ripuliti”, in parte, attraverso un’attività commerciale che operava in provincia di Imperia oppure venivano utilizzati per l’acquisto di altri immobili o di auto di grossa cilindrata. I finanziamenti venivano chiesti per l’acquisto di immobili usando falsi documenti intestati per lo più a defunti.

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