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Morte in piscina a San Martino di Sanremo, altri due indagati dalla Procura

Venti giorni di tempo per presentare un memoriale difensivo, poi il pm formulerà le sue richieste

Sanremo. Fabio Laura, 42 anni, di Sanremo e Gianni Averaimo, 51 anni, genovese, sono stati indagati dal sostituto procuratore della Repubblica Paola Marrali che ha chiuso l’inchiesta sul decesso di Massimiliano Martini colto da malore alla piscina di San Martino a Sanremo. Lo scrive Il Secolo XIX/La Stampa

I due indagati sono dipendenti della “Sport management” di Verona, la società che gestisce 38 piscine in tutta Italia, tra cui quelle di sanremo e Bordighera. Fabio Laura aveva il ruolo di  bagnino in servizio in piscina al momento del decesso di Martini.

Nel corso degli accertamenti effettuati dai carabinieri, tuttavia, è emersa la presunta responsabilità, sempre colposa, di un altro dipendente della “Sport management”, Gianni Averaimo, ex pallanuotista della Nazionale, con cui ha disputato le Olimpiadi di Barcellona nel 1982. All’epoca, ricopriva per la società il ruolo di direttore tecnico della piscina di San Martino, oltre che di quella di Bordighera.

La contestazione ad Averaimo si riferisce alle carenze nella sorveglianza dell’impianto: un solo bagnino a turno con il compito di effettuare anche il controllo di un campione di acqua della vasca, per stabilire la quantità di cloro presente. Il kit necessario per tale operazione, però, si trova in un locale separato, e il bagnino si deve quindi allontanare, anche se per pochi istanti. Interrompendo la sorveglianza.

Massimiliano Martini si era accasciato su uno dei cordoli che separa le corsie della vasca, con la testa immersa nell’acqua. Apparentemente, sembrava si stesse riposando. Ma non era così. Fabio Laura, arrivato poco dopo, aveva issato a bordo vasca il corpo di Martini con l’aiuto di altre due persone. Purtroppo, ogni tentativo di rianimarlo si era rivelato inutile. La tesi dell’accusa è che aver lasciato un solo bagnino in servizio, con il compito di effettuare la campionatura dell’acqua, e quindi costringendolo a lasciare la piscina incustodita, seppure per qualche minuto, abbia contribuito in maniera determinante alla tragedia. Questo il motivo per il quale è stato indagato anche Averaimo.