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Indagato don Carmelo Licciardello: “Non ho rubato soldi, la signora sapeva tutto”

Un conto corrente e polizze assicurative cointestate col sacerdote che ora si difende: "Domani spiegherò tutto anche al vescovo"

Dolcedo. Domani incontrerà il vescovo Guglielmo Borghetti, ma la sua versione l’ha già chiarita ieri sera in una lunga telefonata visto che il presule da qualche giorno si era trasferito da Albenga a Pitigliano. Don Carmelo Licciardello, parroco di Dolcedo, nella bufera. Il sacerdote di Acireale, poi trasferito a Ceriale e dall’anno scorso in Val Prino è accusato di circonvenzione di incapace nei confronti di una donna di 95 anni, orioginaria della Sardegna. Accusato di averle sottratto 70 mila euro trasformate in polizze assicurative.

“M.A. sapeva tutto e a lei non ho rubato proprio un bel niente – si difende don Carmelo – Aveva ereditato 35 mila euro dopo la morte di una zia in Sardegna. Quei soldi li aveva depositati in banca e 40 mila euro li custodiva in casa. I rapporti con lei erano diventati di grande amicizia: ogni venerdì andavo a trovarla a casa perché riceveva la Comunione. Usciva di casa solo per andare a fare la spesa: era lucida, capiva e sapeva tutto. Le avevo consigliato di fare attenzione a tenere in casa tutti quei soldi. Ecco che allora nel 2011 siamo andati alla Banca San Paolo di Ceriale per aprire un conto. Era stata M.A. a decidere di cointestarlo. Qualche giorno dopo mi chiamò il direttore preoccupato per quella operazione. Fu lui stesso a consigliare di svincolare quei soldi ed aprire due polizze assicurative. Erano intestate a me, ma la beneficiaria era sempre la signora”.

Come vi siete conosciuti? “Era il 2010. Io ero stato ordinato sacerdote l’anno prima. Ero stato nominato viceparroco di Ceriale. Mi avevano segnalato quella donna, originaria della Sardegna che viveva in una villetta con un cugino che poi è mancato. Ogni venerdì andavo a servirle la Comunione, era molto religiosa e se non andavo mi telefonava. Era lucidissima, sapeva quel che faceva e anche con i soldi non potevi certo ingannarla. E poi mai e poi mai mi sarei sognato di portarle via il denaro. In banca abbiamo firmato insieme tutta la documentazione. Poi a febbraio di quest’anno è caduta in casa: è stata prima ricoverata al Santa Corona di Pietra Ligure, poi ricoverata in una Rsa di Finale Ligure e infime alla casa di riposo di Calizzano, in Val Bormida. Ancora ieri sono andata a trovarla. Nonostante l’età è una donna che ci sa ancora fare”.

E l’accusa di circonvenzione d’incapace? “Non è possibile. Non ho rubato soldi a nessuno. Quei soldi ci sono. Non li ho usati per andare in vacanza ai Caraibi. La verità di quelle polizze cointestate ve la piego subito: non aveva rapporti idilliaci con i cugini che aveva conosciuto quando si era trasferita dalla Sardegna dopo la Seconda Guerra Mondiale per seguire uno zio maresciallo dei carabinieri. Si fidava di me. Lo dico subito e lo ripeto. Non mi ha regalato soldi, lei è la beneficiaria di quelle polizze e in banca, per il conto cointestato ci sono altri denari con i quali si paga la retta della casa di riposo in Val Bormida”.

Don Carmelo Licciardello è frastornato per la vicenda. “Una bella mazzata – dice – ma sono convinto che il mio avvocato chiarirà ogni cosa. Io mi sento tranquillo, ho la coscienza apposto. Spiace che queste cose accadano in paesi piccoli come Ceriale e Dolcedo dove la gente mormora, ma grazie a questa intervista forse ho potuto chiarire molte cose”.

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