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Il mio derby al “Comunale”, la storia dell’ex ultrà della Sanremese Sandro Ricci foto

Una vita a tifare per la squadra della città, ma nel cuore c'è anche la Juventus e ricordi di trasferte lontane chilometri da casa con gli amici di Sanremo

Sanremo. Difficile da digerire la sconfitta con i cugini dell’Imperia, bello trascorrere una serata settembrina con gli amici e aprire il libro dei ricordi rievocando trasferte epiche e partite casalinghe tra vittorie da tenere scolpite nella mente e dolorose sconfitte che sono cicatrici che ti porti dentro per tutta la vita.

Sandro Ricci, 46 anni, di Sanremo, ma soprattutto ex ultrà biancoazzurro. Così ama definirsi.
“Nel cuore ho anche la Juve – racconta l’ex tifoso mentre si sistema il cappellino alla Vasco Rossi e guarda con occhi di ghiaccio i tifosi dell’Imperia infilati nella gabbia lato nord-est dello stadio comunale controllati a vista dai celerini – Non sono più un ultrà, con questi ragazzi quindi sopra – dice guardando i tifosi appollaiati nella tribuna sopra il parterre dello stadio – non mi riconosco. Facile tirare pietre o urlare di tutto a lunga distanza, piú difficile affrontare gli avversari a muso duro quando te li ritrovi a soli due centimetri dalla faccia come più di una volta è capitato a me”.

DURANTE L’INTERVISTA…

Già, perchè Sandro Ricci di scontri, manganellate della polizia, pugni e ceffoni con i tifosi rivali ne avrebbe di storie da raccontare da qui fino a Genova e ritorno. “In casa e in trasferta ne ho vissute di tutte i colori. Ogni volta un’avventura tutta da vivere – sorride Sandro mentre tiene stretta una bottiglia di acqua naturale che beve a piccoli sorsi per rinfrescarsi – Sono uscito di casa questa sera dopo tanto tempo. Mi hanno trascinato gli amici – ammette – Mi hanno fatto un grande regalo. Ce ne siamo raccontate delle belle anche con loro. Una gioia immensa”.

Sandro guarda la partita sotto lo striscione dei “Cani sciolti”. “Proprio con l’Imperia i derby finivano sempre a cazzotti e nessuno scappava. Ne abbiamo prese, ma ne abbiamo anche date. Che storie”.

L’ex super tifoso che, tra quattro anni festeggia il mezzo secolo di vita, ricorda di essere stato diffidato due volte e di essere finito davanti ad un giudice nella sua lunga carriera di ultrà eccellente. “Il Daspo non c’era ancora e a quel tempo, parliamo della fine degli anni ’90, i poliziotti picchiavano duro e ti portavano in caserma senza troppi complimenti  – dice- Il giudice una volta ci ha assolti. Aveva capito che in quella occasione le “vittime” degli scontri fuori dallo stadio eravamo noi. Eravamo stati circondati dai tifosi della squadra avversaria e alla fine la polizia aveva preso quei pochi che erano rimasti lì a prendersi pugni e bastonate”.

Erano gli anni in cui il Comune e il Casinò infilavano i soldi in cassa della Sanremese ed erano davvero tanti. La squadra regalava emozioni e faceva divertire tutti e gli sponsor non si tiravano indietro. “Erano altri tempi – gli brillano gli occhi a Sandro- In quegli anni ho visto partite in casa e in trasferta anche a Salò e non solo. Tutto bello, tutto magico, tutto straordinario. C’erano i tifosi biancoazzurri che viaggiavano in traghetto per andare in Sardegna per tifare Sanremese. Ora non è più così. Quelli erano anni da incorniciare. Adesso ci sono questi tifosi che vedete e io potrei essere loro padre. Le trasferte sono solo di poche centinaia di chilometri, nessuno si metterebbe più in viaggio per andare a seguire la squadra del cuore in Lombardia, Veneto o Toscana. Le nostre erano trasferte lunghe e anche costose ma tutte da vivere anche con qualche sconfitta difficile da buttare giú al ritorno”.

Sandro Ricci è di fede biancoazzurra, ma juventino dalla nascita. Ricorda quella volta che all’Heysel i tifosi bianconeri morirono per vedere una finale in Coppa dei Campioni. “Ero ragazzino, ma avevo già una voglia matta di diventare un tifoso vero.  Mi immaginavo già di essere insieme a quei ragazzi e tifare con loro la Vecchia Signora”.

E’ diventato subito grande. Ed ha scelto di tifare Sanremese, altri colori, ma per lui magici e importanti. Ora Sandro si sente già un ultrà “pensionato”. “Si, basta ultrà, basta botte, basta sprangate e manganellate della polizia e serate trascorse in commissariato con genitori in ansia. Ora c’è altro nella testa”.

Sandro di Sanremo venuto al Comunale per vedere la squadra del fratello di Sturaro esce dallo stadio sorridendo. “Vero, abbiamo perso, ma non importa. Stasera sono contento perché ho trascorso 90 minuti insieme ad altri veri tifosi come me. L’Imperia ha vinto? Pazienza. Ci saranno altre partite, memorabili come quelle che ho visto in tanti anni in tribuna con la sciarpa attorno al collo e una bandiera ben salda in una mano. Avremo un’altra buona occasione per rimediare una sconfitta come questa, state tranquilli”. Parola di ex ultrà.

Ma Sandro riserva un’altra pagina da libro cuore. E’ un messaggio secco e diretto ai cugini nerazzurri. Suona come una sfida e l’ha scritto sul suo profilo di Facebook. “La prima volta che ho visto Carlin’s – Imperia (nonostante le palle che scrivono sul libro) li abbiamo suonati come tamburi, il loro striscione era già in mano nostra, ma è arrivata la pula…. Se qualcuno ha qualcosa da dire gli ricordo che c’erano le immagini di Bar Sport”. Dobbiamo credere a Sandro, tutto il resto non conta.

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