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Il dramma di Lara, trentenne sull’A10 come una palla da biliardo e due giovani sulla coscienza fotogallery

Alcol nel sangue, auto lanciata a tutta velocità in autostrada e un angelo morto per incoscienza

Imperia. Due giorni trascorsi nella camera mortuaria del cimitero di Oneglia e ancora un terzo e un quarto prima del funerale, altrettanti in un letto di ospedale al Santa Corona di Pietra Ligure. La prima Lara Janne, 37 anni, agente commerciale, morta sul colpo per le gravi lesioni interne. S.D., 27 anni, di Lainate, con gravissime lesioni alla colonna vertebrale e celebrali.

Due giovani vite, una spezzata, l’altra che lotta per vivere ancora, per colpa di un automobilista ubriaco che viaggiava sull’A10 lanciato a folle velocità come una palla da biliardo con tanto alcol nel sangue da far venire i brividi.

I.P., trentenne milanese, in Riviera per un weekend, stordito dall’alcol in una sera di fine estate in discoteca che decide di mettersi al volante di un’Alfa Romeo “Mito” e di farla camminare veloce nonostante le sue instabili condizioni psicofisiche.

Una corsa folle da Sanremo a Imperia e poi di nuovo tra i caselli di Imperia Est e Imperia Ovest sempre al volante di quell’auto che sembrava un proiettile mentre cominciava a fare l’alba lungo la costa di ponente.  Schiacciava il pedale sull’acceleratore sui rettilinei, sterzava in curva nelle gallerie che diventavano tutte uguali sino a quando non ha incontrato birilli e segnali: doveva rallentare, diminuire la velocità. Scalare le marce e procedere a 30 chilometri orari perché era imminente uno scambio di carreggiata.

Ma quando I.P. si è accorto che la carreggiata si era ristretta, ormai, era troppo tardi: l’auto si è schiantata contro la cuspide del guardrail. I due passeggeri che si trovavano sui sedili posteriori non hanno fatto neppure in tempo a capire che cosa fosse successo. Lara muore sul colpo. S.D. lo estraggono a fatica i vigili del fuoco. Lei la trasportano senza vita gli addetti delle pompe funebri Maccanò e Terrone all’obitorio del cimitero. L’altro passeggero all’ospedale, di corsa, a bordo di un’ambulanza. Il conducente illeso che agli agenti non dice neppure una parola.

I poliziotti ricostruiscono la dinamica dell’incidente. Ci sono i filmati delle telecamere ad aiutarli in questo lavoro. Dopo poche ore arriva una prima sentenza per il conducente: ritiro immediato della patente di guida. Revocata per tre anni. Se vorrà tornare a guida dovrà iscriversi alla scuola guida e rifare gli esami. Sulle spalle anche una doppia denuncia: omicidio colposo e guida in stato di ebbrezza. Con tanta incoscienza in corpo guidava quell’auto con 1,56 g/l di alcol nel sangue. Una pazzia. “Forse due denunce e una patente fatta in mille pezzi non basterebbe ancora per fargli capire quello che ha fatto”, dicono addolorati gli amici di Lara.

I familiari della ragazza pregano e soffrono: “In questi giorni neppure una telefonata abbiamo ricevuto, da non credere”.

Il cuore, l’anima, la grande disponibilità ce la mettono invece gli amici di Lara e di Mauro, suo compagno per una vita. Gli sono stati accanto giorno e notte da domenica scorsa. Eccoli i veri eroi, gli amici quelli che contano nel momento del bisogno. Non si può certo dire la stessa cosa di I.P., che senza un briciolo di coscienza, si è messo a guidare quella macchina trasformandola in un razzo da corsa: “Preghi anche lui – dicono gli amici di Mauro e Lara – Ha due giovani vite sulla coscienza per una notte brava senza cervello”.

 

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