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Emergenza profughi, vescovo Borghetti: “Superiamo la paura di avere delle famiglie in casa”

Sono già oltre un centinaio i migranti ospitati nelle strutture della Diocesi di Albenga e Imperia

Albenga-Imperia. Il Papa chiede di accogliere in ogni parrocchia una famiglia di profughi. E il Vescovo coadiutore di Albenga-Imperia Guglielmo Borghetti, in un’intervista sull’Avvenire-Ponente7 a firma del collaboratore Eraldo Ciangherotti, si rivolge alle 162 parrocchie della sua diocesi. «Ai parroci e alle famiglie – dice il vescovo Borghetti – lancio nuovamente l’appello ad aprire porte sante, senza timori per accogliere (cfr nella Bibbia 1Gv 4, 18), a contattare la Caritas diocesana e il vice direttore don Alessio Roggero, per accordarsi con le Prefetture. Non mi sembrano positive le strategie individualiste. Il lavoro è comunionale, della comunità’ diocesana e non personalistico, della singola famiglia o della singola parrocchia o del singolo prete; ognuno fa il suo in concerto e collaborando con le Autorità civili competenti, nella fattispecie le Prefetture».

Ad oggi, sono già 99 i migranti africani che, in diocesi, già dallo scorso luglio, sono stati accolti e sistemati in immobili di proprietà della Chiesa: 12 a Lucinasco, nell’ex asilo più altri 3 in un appartamento della parrocchia; 7 nella canonica a Bellissimi, frazione di Dolcedo; 12 sempre in canonica, a Vasia. 20 nell’ex asilo a Stellanello San Lorenzo; 6 in canonica, ad Andora San Bartolomeo; 16 a Peagna, nel complesso Santa Maria Bel Fiore; e, infine, 20 a Loano, in strutture diocesane, più altri 3 in un appartamento.

Il Giubileo, chiede il Vaticano, sia anno di gesti concreti per promuovere l’accoglienza.  « Il Giubileo della Misericordia in senso forte – spiega ancora il presule ingauno – contiene, come ogni giubileo, un pressante invito ad una conversione del cuore che produca frutti di vita nuova, opere concrete di misericordia, interventi a favore dei più deboli della società. Non si fa giubileo senza opere di carità. La salvezza dell’anima è strettamente congiunta ad una operatività caritativa senza la quale diventa impossibile. Basta ricordare il Vangelo di Matteo “avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete ospitato” (Mt 25,35). Questo passo è l’esame di maturità del nostro essere discepoli, il test d’ingresso nell’università dell’Amore eterno. In Diocesi sono due mesi che in collaborazione con le prefetture di Imperia e Savona stiamo alacremente lavorando per allocare profughi; con la collaborazione dei parroci e mettendo a disposizione anche strutture diocesane ne abbiamo accolti tanti, ad oggi, già un centinaio. Continueremo a farlo consapevoli che lo stile dell’accoglienza è lo stile cristiano e basta, senza se senza ma». In questi giorni si distingue tra rifugiati da guerre e migranti per motivi economici.

La pastorale cattolica dell’accoglienza di fronte a questi distinguo come agisce? Per il Vescovo Borghetti «non sussistono distinzioni, non si chiede perché sei qui, ci sei e basta, mi chiedi asilo e te lo offro, per te c’è posto! La questione dell’accoglienza con tutte le discussioni che ha suscitato mi ha fatto emergere alcuni interrogativi. Perché non sollevare la questione dei nostri beni immobili ecclesiastici inutilizzati, per ospitare anche famiglie italiane che sono in lista di attesa per una casa da mesi, alcune da anni? Perché non superare la paura di avere in casa famiglie in difficoltà? Il mondo diocesano e il mondo dei religiosi non è forse invitato da Papa Francesco ad aprire porte di misericordia e dare ospitalità a 360 gradi? Dobbiamo guadagnare per sopravvivere o vivere per far sopravvivere i senza tetto? Porrò la questione al Comitato diocesano per il Giubileo, vedremo cosa ne uscirà fuori. Chissà che questa emergenza non ci aiuti a ricordare l’altra emergenza, l’emergenza casa anche per le nostre famiglie italiane. Non sto facendo politica o ideologia, tento di ragionare da discepolo di Cristo, di educarmi al pensiero di Cristo (cfr. ultima lettera pastorale del Card. Angelo Scola)» Conclude il Vescovo coadiutore Borghetti nella sua intervista sull’Avvenire di oggi.

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