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Bordighera, “l’ospedale Saint Charles è in una situazione tragica”

Negli ultimi mesi chiusi due reparti: ortopedia e sub-intensiva. Mentre la sala gessi apre a singhiozzo, due giorni a settimana

Bordighera. Sempre più scontenti i medici e gli infermieri che lavorano all’ospedale Saint Charles.

In cinque anni, da quando cioè a dirigere l’Asl 1 imperiese è stato chiamato il Dottor Mario Cotellessa, per l’ospedale della Città delle Palme sembra essere iniziata una lenta agonia. Supportata, pare, da una politica regionale punitiva nei confronti della provincia di Imperia.

Il Saint Charles, di proprietà comunale, è stato smantellato. Con la chiusura di un reparto dopo l’altro e la riduzione dell’organico all’osso, persino la malattia di un medico diventa motivo di “allarme” tra i pochi colleghi rimasti.
E ora, dopo un’estate trascorsa con l’ansia di riuscire a gestire il nosocomio in una “situazione disastrosa”, come dicono alcune delle testimonianze da noi raccolte, medici e infermieri non possono far altro che sperare che la nuova amministrazione regionale abbia un occhio di riguardo per il Saint Charles.

“E’ come un paziente a cui viene tolto l’ossigeno e poi si dice che sta morendo”, spiega un medico con un similitudine calzante. “Non si può dire che l’ospedale non funziona se non si mette nelle condizioni di farlo funzionare. E a noi è stato tolto tutto”.

In questi ultimi mesi, ad essere smantellato, è stato il reparto di ortopedia. “E nessuno ne ha parlato”, dichiara un dottore, allibito, “E pensare che era stata allestita una sala nuova ed era stato anche acquistato lo strumentario per l’artroscopia”.

E’ rimasta in funzione la sala gessi, bisogna darne credito, ma l’apertura della stessa è limitata ai soli giorni di martedì e giovedì.
Un’apertura a singhiozzo che mal si concilia con questo servizio: difficile immaginare che chi necessita di un gesso possa decidere anche quando averne bisogno, in modo tale da trovare operativa la sala.
Sparito anche il reparto di sub-intensiva, utile per gestire i numerosi accessi – si parla di 21mila all’anno – al Punto di Primo Intervento che, anche se in teoria non è un vero e proprio pronto soccorso, in pratica lavora come tale. E tanto.

Un medico è stato assunto, è vero, ma purtroppo si è ammalato e ora, pazientemente, si aspetta che faccia rientro. Nel frattempo ci si arrangia come si può.

Ma non c’è bisogno di ammalarsi per lasciare l’ospedale scoperto: “Quando bisogna trasportare i pazienti da Bordighera in un altro luogo”, dice un medico, “Spesso gli infermieri vengono fatti salire sull’ambulanza. Ma questo doveva essere gestito in modo diverso, con personale apposito da destinare ai trasporti”.

Per i medici, l’ospedale di Bordighera non ha nessun tipo di appeal, anche perché, dice sempre un dottore, “Bordighera è cara e i giovani professionisti non hanno nessuna convenienza nel venire a lavorare qui e pagarsi un affitto stratosferico. Avevamo proposto all’Amministrazione locale di trovare una soluzione, magari stipulando una convenzione con il vicino seminario, che ha delle stanze vuote. Ma nulla è mai stato fatto in tal senso”.

“Ora speriamo solo che l’avvento della Giunta Toti, con l’Assessore Viale delegata alla Sanità, aiuti l’ospedale a ripartire. Sappiamo che la Viale, bordigotta, è una persona molto attenta e sensibile e siamo certi che porterà avanti il suo compito al meglio”, hanno concluso i medici.

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