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Reati fiscali, il sindaco Carlo Capacci davanti al giudice a ottobre

Nel mirino la sua azienda, la Uno Communications; al sindaco era stata posta sotto sequestro anche l'abitazione

Imperia. L’udienza è stata fissata al prossimo 19 ottobre. Poco prima delle 11 del mattino il sindaco di Imperia Carlo Capacci e il suo legale Giancarlo Giordano entreranno a palazzo di giustizia.

Per quel giorno e a quell’ora c’è un faccia a faccia col giudice per le udienze preliminari Laura Russo. Il primo cittadino di Imperia dovrà fare i conti con una richiesta di rinvio a giudizio che risale al 2008 per reati fiscali. Carlo Capacci preferisce non commentare spiegando solamente che “si tratta ovviamente di reati fiscali ipotetici”.

Si tratta  della vicenda legata alla sua figura di imprenditore e manager della Uno Communications, azienda che era già finita nel mirino di un’attività di indagine da parte della guardia di finanza. All’epoca del sequestro Capacci aveva detto: “Non ho niente da nascondere. Avremmo potuto fare il riesame ma non ho voluto perché non ho niente da temere”. Quindi affronterà l’udienza a testa alta.

Le indagini in questo caso erano partite dal Nucleo Operativo della Guardia di Finanza di Imperia che aveva provveduto al sequestro cautelativo contro i beni della società e del sindaco di Imperia per un valore complessivo di un milione 770mila euro.  Erano stati bloccati anche conti correnti sia della Uno Communications, che del sindaco a cui era stata posta sotto sequestro anche l’abitazione.

Successivamente il pubblico ministero Antonella Politi aveva dissequestrato tutti tre conti correnti, una dozzina di immobili (compresi terreni, porzioni di terreni e autorimesse) e diversi beni aziendali, tra cui alcune auto (tranne una casa con autorimessa e un appartamento).

I fatti, in questo caso, risalgono al 2013 e riguardano un accertamento fiscale dell’Agenzia delle Entrate relativo al 2008.

Il provvedimento era nato come controllo incrociato e riguarda alcune società, fornitrice della Uno Communications relativamente alla compravendita di traffico telefonico. Agli inquirenti risulterebbe che le ditte abbiano omesso la fatturazione dell’Iva per circa 2 milioni di euro.
La Uno Communications non sarebbe dunque responsabile della contestata evasione, ma sarebbe “complice” delle due società.

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