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Processo Scajola su dossier Minasso, assolto l’ex ministro: “Quanto accanimento” foto

I legali difensori dell'ex ministro "Non c'era prova che questo documento fosse stato usato dal nostro cliente"

Imperia. E’finita con una assoluzione perché il fatto non sussiste il processo che vedeva imputato l’ex ministro Claudio Scajola. Era finito sotto inchiesta per ricettazione per un documento in suo possesso che riguardava l’ex parlamentare Eugenio Minasso, pure lui imperiese.

E’ l’ennesima assoluzione. Ce lo aspettavamo. Tutti i procedimenti di Claudio Scajola si concludono in questo modo. Il problema è che sono procedimenti che non sarebbero mai dovuti nascere, perché è evidente che la semplice esistenza di questi procedimenti infondati costituisce un danno, in alcuni casi irreparabile, per la vita umana e politica di un uomo del calibro dell’onorevole Scajola“, hanno detto i legali di Scajola.

“Anche questa inchiesta arriva alla conclusione naturale ovvero il nulla, ma in questi anni quanto rumore e quanto accanimento é stato fatto”, ha aggiunto l’ex ministro al termine dell’udienza.

E’ stato lo stesso pm Alessandro Bogliolo a chiedere questa mattina l’assoluzione dell’imputato; la tesi del magistrato é stata poi sostenuta anche dalla difesa che ha sottolineato come quel documento era in possesso di politici e giornalisti. “Quel documento non era mai stato utilizzato. Non vi é alcuna prova e forse questa storia non doveva neppure finire in un’aula giudiziaria”, ha detto l’avvocato Elisabetta Busuito che ha chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste.

E il pm ha chiesto che la deposizione di Marco Melgrati che aveva deposto pro Scajola che gli atti vengano trasmessi alla procura. L’ex sindaco di Alassio ha ricordato di aver ricevuto un dossier su un magistrato di Savona che consegnò ai carabinieri di Alassio.

Si trattava di una relazione dei carabinieri in cui si faceva riferimento a Minasso come a un abituale consumatore di droga.

L’inchiesta ruotava sul sequestro del documento e una riunione di fuoco del coordinamento regionale del Pdl che si svolse all’hotel Bristol di Genova. Ci furono delle reazioni politiche, ma mai sopra le righe. In quella occasione, i testimoni chiamati a difendere Scajola, avevano confermato in aula che l’ex ministro non minacciò nessuno nel suo intervento politico. “Disse che aveva delle informazioni ma che non avrebbe mai usato”.

Un’informativa che pare fu oggetto di discussione anche nei corridoi in Parlamento. Se ne parlò prima della fusione del Pdl con An. Nell’informativa del 1998 su Minasso firmata dal maresciallo Mauro Bosticco si parlava di “personaggi assuntori” di cocaina. Al quarto posto dell’elenco inserito compariva proprio l’allora ex presidente provinciale di Alleanza Nazionale.

E Minasso in quella circostanza, come in aula, disse che “si trattava di una vicenda molto vecchia nata quando una persona di cui ero amico venne fermata con un po’ di droga e raccontò cose non attendibili agli inquirenti, forse per cercare di salvare se stesso. Però tutto si fermò lì”.

Venne effettuata una perquisizione nell’ufficio di viale Matteotti a Imperia, dove erano stati aperti  cassetti e scaffali e la cassaforte. Non era stato trovato un dossier su Minasso, bensì due pagine fotocopiate di una annotazione dei carabinieri di Imperia del 1998, indirizzata alla Procura, che era stata fatta recapitare in modo anonimo nella cassetta della posta del suo ufficio, senza busta. La stessa  fotocopia era arrivata anche  alle loro redazioni del Secolo XIX e di Repubblica.

Una perquisizione che era scattata nell’ambito di un’altra inchiesta condotta dal pm Bogliolo, che riguardava il presunto prezzo di favore che Scajola – accusato di finanziamento illecito – avrebbe ottenuto per i lavori nella sua villa. Il processo, per questa vicenda, è ancora in corso.

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