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Morte di Feola, il figlio Alessandro teste per ricostruire la tragedia

La Società Nazionale di Salvamento: "Con la Bandiera rossa dovrebbe essere vietato fare il bagno"

Imperia. La Procura di Imperia ascolterà in qualità di testimone Alessandro, il figlio di Mauro Feola, l’imprenditore cinquantenne annegato sabato scorso a Imperia.
Servirà per capire se vi sia stato un comportamento omissivo da parte dei bagnini.

Il pm Paola Marrali ha indagato per omissione di soccorso e concorso in omicidio colposo i due bagnini dello stabilimento Papeete, Caterina Pandolfi, di 19 anni, comasca, e Aldo De Notaris, di 65, imperiese. I due sono difesi dall’avvocato Erminio Annoni del foro di Imperia.

Nel frattempo la Società Nazionale di Salvamento, nella persona del delegato di zona Marco Cuppari, insiste affinché anche sulle spiagge libere del litorale imperiese e del resto della Riviera venga introdotta la figura del sorvegliante. “C’è un’ordinanza della Capitaneria che dice che ogni 80 metri dovrebbe essere presente un bagnino – dice Coppari – purtroppo così non è”.

Per quanto riguarda la tragedia di sabato scorso la Società Nazionale di Salvamento sostiene anche che “quel giorno era issata la bandiera rossa. Molti bagnanti ignorano quel segnale che non dovrebbe indicare solo una situazione di pericolo ma dovrebbe  essere trasformato anche in un divieto per tutti. In casi di emergenza si mette a repentaglio la vita di tutti e vengono attivati soccorsi con motovedette e elicotteri con spese enormi”.

Da considerare poi che lunedì mattina, esattamente 48 ore dopo la tragedia, i bagnini hanno chiamato più volte l’attenzione di due bagnanti che facevano il bagno poco prima del Pennello con la bandiera rossa che sventolava. Hanno ignorato sia i bagnini che due uomini della guardia costiera che avevano raggiunto il Papeete Beach per prendere contatti con il gestore e i due assistenti indagati dalla magistratura poche ore prima dell’autopsia.

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