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L’Unzione degli infermi: dono di grazia dello Spirito Santo. Non chiamiamola estrema unzione!

Coloro che superano la malattia, possono ricevere nuovamente questo sacramento, e nel corso della stessa malattia può essere ripetuto se si verifica un peggioramento

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Domenica scorsa, dal Vangelo di Marco, abbiamo appreso che gli apostoli furono inviati da Gesù in missione e concludeva: “ungevano con olio molti infermi e li guarivano”. Questa è l’istituzione del Sacramento dell’Unzione degli Infermi!

Tramite gli apostoli il Signore vuole portare il malato alla guarigione dell’anima e, se è la volontà di Dio, a quella del corpo.

Giacché questo sacramento è diffusamente ritenuta “estrema unzione” da offrire al malato nel momento di passaggio al Padre, ritengo fare chiarezza utilizzando il Catechismo della Chiesa Cattolica. Nella malattia l’uomo fa esperienza della propria impotenza, dei propri limiti e talvolta può essere condotto persino alla disperazione e ribellione contro Dio. Ma la malattia può anche rendere la persona più matura, aiutarla a discernere nella propria vita ciò che non è essenziale, per volgersi verso ciò che invece lo è. Molto spesso allora la malattia provoca una ricerca di Dio, un ritorno a Lui.

Il malato di fronte a Dio: la malattia diventa un cammino di conversione e il perdono di Dio dà inizio alla guarigione. Ecco allora che anche San Giacomo attesta: “chi è malato chiami a se i presbiteri della chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e, se ha commesso peccati, gli saranno perdonati”.

La grazia fondamentale di questo sacramento è dunque una grazia di conforto, di pace e di coraggio per superare le difficolta dello stato di malattia o della fragilità della vecchiaia.

Questo dono dello Spirito Santo rinnova infatti la fiducia e la fede in Dio e fortifica contro la tentazione di scoraggiamento e di angoscia.

Pertanto l’Unzione degli infermi non è soltanto il sacramento di coloro che sono in fin di vita! Spesso i parenti cadono nel tranello di non chiamare il sacerdote affinché il loro congiunto non si spaventi, negandogli, di fatto, l’opportunità di un conforto impagabile. Invece il tempo opportuno per ricevere questo sacramento è quando il fedele diventa conscio di avere una malattia grave, oppure quando deve essere sottoposto ad un intervento rischioso. Lo stesso vale per le persone anziane quando la debolezza si accentua: “chiami a sé i presbiteri della Chiesa”.

Coloro che superano la malattia, possono ricevere nuovamente questo sacramento, e nel corso della stessa malattia può essere ripetuto se si verifica un peggioramento.

Pertanto parenti, amici, operatori sanitari incoraggino i malati a ricorrere al sacerdote!

Ammalati, non rinunciate a questo dono di grazia, per i benefici grandissimi che comporta, e informate i vostri cari, che qualora fosse il caso, chiamino per voi il sacerdote senza indugio.

(di Henricus Otten)

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