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Civitas, è scontro in consiglio: minoranza all’attacco, maggioranza si alza e se ne va foto

Ma l'intervento di Ioculano non ha smorzato i toni: il Consiglio si è chiuso in modo burrascoso, con l'Opposizione che chiedeva una risposta che dovrà, invece, attendere ancora

Ventimiglia. Non sono mancati toni accesi, come era prevedibile, nel Consiglio Comunale che ieri, giovedì 23 Luglio, si è svolto a Ventimiglia.

Unico punto all’ordine del giorno, la dibattuta questione della vendita dell’ex Enaip, bene della Civitas, questione per la cui risoluzione si dovrà attendere almeno fino al prossimo Consiglio Comunale.

Nessuna decisione, infatti, è stata presa ieri. E al termine del Consiglio, quando la Giunta Ioculano abbandonava inviperita l’aula del palazzo comunale, l’Opposizione ancora cercava di far valere le sue ragioni. Ma i microfoni erano ormai spenti.

Il Presidente del Consiglio Comunale, Domenico De Leo, ha dato opportunità di parola, in primis, ai revisori dei conti della Civitas, Dottor Zunino e Dottoressa Scibilia e al liquidatore Dottor Fruschelli. Brevi gli interventi dei revisori, sintetizzati nella dichiarazione di Zunino: “È stato rispettato il regolamento comunale? Per noi non è stato così”.

Sì, perché alla vendita per 550mila euro dell’ex Enaip, si contesta il fatto che non ci siano state aste pubbliche. O meglio, le aste ci sono state, ma con l’importo a base di gare di 1milione e 80mila euro. La trattativa privata, invece, è stata effettuata su una seconda valutazione dell’immobile, depositata nello scorso mese di marzo, dal perito incaricato dal liquidatore stesso.

Una perizia, quest’ultima, che aveva sgonfiato nettamente il valore dell’immobile, dimezzandolo. Ma i punti oscuri,secondo la Minoranza, non si fermano al mero dettaglio pecuniario.

“Vorrei ricordare al Dottor Fruschelli”, ha dichiarato il Consigliere M5S Malivindi, “Che non siamo un’agenzia immobiliare e che, dunque, bisogna rispettare la procedura di alienazione di un bene pubblico”. Il Consigliere, poi, ha chiesto delucidazioni sulle tempistiche della trattativa: “L’offerta di una ventimigliese (colei che si è aggiudicata l’immobile, N.d.r.) è stata protocollata a gennaio, prima che venisse depositata la stessa perizia. E l’offerta, guarda caso, era di 680 mila euro che, con il 20% in meno, fa all’incirca 550mila euro”. Diecimila euro in più rispetto alla valutazione che il perito ha depositato mesi dopo. “Manca la trasparenza! E anche la pubblicità!”, ha continuato la Malivindi, “L’offerta avanzata dalla cittadina doveva essere resa visibile a tutti per cercare, eventualmente, offerte migliori”.

Il Consigliere Iachino ha invece sottolineato come non si siano attesi i trentacinque / quaranta giorni per concludere la vendita, tempo che avrebbe permesso ad altri di formulare nuove offerte. “Come è stato scelto il perito?”, ha domandato Iachino, “Con quale criterio? È stata fatta una gara pubblica o no?”. Domande, quelle del Consigliere, che non hanno ottenuto risposta.

A prendere la parola, poi, è stata la volta del Consigliere di Opposizione Ventura che, dopo aver affermato di condividere in toto le perplessità degli altri Consiglieri, ha additato la Giunta Ioculano come colpevole di non aver vigilato sulla vicenda, lasciando troppo spazio ai tecnici ed, in particolare, al liquidatore Fruschelli. “È stato fatto l’interesse della società o del privato?”, si è chiesto Ventura.

Il Consigliere di Maggioranza Ferrari, invece, ha portato l’assemblea a conoscenza del fatto che il valore dell’immobile in questione fosse stato stimato, nel 2003, 485mila euro, mentre cinque anni dopo, nel 2008, seppur in condizioni ben peggiori, il suo valore di mercato avesse superato, secondo una perizia, il milione di euro. “Come è possibile? Qua c’è qualcosa che non quadra e nessuno si è posto questa domanda. Forse le stime del 2008 non corrispondevano al vero valore immobiliare dell’immobile”.

Ma la sua precisazione non ha calmato gli animi dell’Opposizione, insoddisfatta dalla giustificazione di Ferrari secondo il quale l’Amministrazione avrebbe agito per il meglio, alienando un bene che avrebbe continuato a generare debiti, per mettere la parola fine all’annosa vicenda.

Provocatorio l’intervento del Consigliere di Minoranza Ballestra, che ha pesantemente attaccato la Giunta Ioculano: “Penso che siano state palesemente violate le procedure comunali per l’alienazione di questo bene”, ha affermato, “Ho visto fare doppie aste per immobili da 50mila euro. E per questo da un milione? Colpevolizzo gravemente l’Amministrazione: a dicembre il liquidatore avvisa che sarebbe arrivata un’offerta nei limiti. Ma quali limiti? Visto che non c’era nemmeno una nuova perizia. Ne ho viste di acrobazie, ma questa le supera tutte”. “Davvero bella questa corrispondenza tra uffici e amministratori”, continua sardonico il Consigliere, che azzarda un paragone manzoniano, paragonando Giunta e tecnici ai quattro capponi che Renzo Tramaglino portava in dono al Dottor Azzeccagarbugli e che, litigando tra di loro, venivano additati come compagni di sventura. “Sapevate dell’offerta da dicembre e avete delegato tutto al liquidatore. Ma io mi chiedo: come fate ad essere così sereni?”.
Interrotto dagli applausi del pubblico, Ballestra ha concluso così il suo intervento: “Io voglio chiarezza su questa vicenda, da qualunque parte arrivi il marcio. Voglio chiarezza, trasparenza. Questa città è già stata infangata abbastanza”.

A concludere il Consiglio è stato l’intervento del Sindaco Enrico Ioculano: “Non voglio più sentir parlare di trasparenza. Perché voi siete stati sempre notiziati dei documenti ma, più volte, non siete andati a prenderli. Siamo qui stasera per prendere atto di quello che è successo. E la conclusione non sarà ora, ma in un altro Consiglio Comunale”. Anche il Primo Cittadino ha dichiarato di voler andare a fondo ad alcuni aspetti della vicenda, come quello, introdotto da Ferrari, della crescita di valore dell’Ex Enaip dal 2003 al 2008.

Ma l’intervento di Ioculano non ha smorzato i toni: il Consiglio si è chiuso in modo burrascoso, con l’Opposizione che chiedeva una risposta che dovrà, invece, attendere ancora.

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