Processo Scajola a Reggio Calabria, teste in aula e scoppia il caso

Reggio Calabria. La presenza in un aula di un teste che dovrà essere sentito in futuro ha provocato un botta e risposta tra difesa ed accusa nel processo che vede imputati l’ex ministro Claudio Scajola e Chiara Rizzo, moglie di Amedeo Matacena, accusati di procurata inosservanza della pena nei confronti dell’ex parlamentare di Forza Italia condannato per concorso esterno in associazione mafiosa ed attualmente a Dubai.

Il difensore di Chiara Rizzo, Bonaventura Candido, ha fatto notare al Tribunale la presenza del testimone in aula chiedendo l’intervento dei giudici. C’è stato poi l’intervento dell’accusa rappresentata in aula dal sostituto procuratore della Dda, Giuseppe Lombardo. Il botta è risposta si è concluso, su richiesta del pm, con la trasmissione degli atti alla Procura di Reggio Calabria e, su richiesta del difensore, al consiglio dell’ordine degli avvocati.

L’udienza di oggi era stata caratterizzata dalla deposizione dell’ex funzionario della Dia di Reggio Calabria, Leonardo Papaleo, il quale si è soffermato su alcune intercettazioni
emerse nell’ambito dell’inchiesta.

I difensori di Rizzo e Scajola, hanno contestato al Collegio l’inammissibilità  come fonte di prova delle conversazioni intercettate, chiedendo l’annullamento degli atti. La richiesta è stata respinta dal presidente del tribunale, Natina Praticò. Al termine dell’udienza il processo è stato rinviato al 24 giugno.