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Morte di Matteo Maragliotti, i genitori del quindicenne persone offese nell’inchiesta foto

Imperia. Franco Maragliotti e Sabrina Bonfadelli, i genitori di Matteo Maragliotti il ballerino quindicenne, nonché studente dell’Ipc di Imperia, stroncato da un ascesso cerebrale il 21 gennaio di due anni fa, all’ospedale di Sanremo, sono ufficialmente “parti offese” nell’inchiesta aperta dalla Procura di Imperia. 

Nei giorni scorsi la coppia ha ritirato il documento che attesta la loro iscrizione nel registro della magistratura. L’inchiesta ha preso un’improvvisa accelerazione dopo un calvario per i genitori del ragazzo che hanno chiesto giustizia.

A curare l’inchiesta per omicidio colposo è il sostituto procuratore della Repubblica di Imperia Roberto Cavallone. Nei mesi scorsi in Procura è stata depositata la perizia del medico legale  al quale era stato affidato il compito di ricostruire il percorso sanitario affrontato da Matteo.

Nel mirino potrebbero finire ora il medico curante e i medici che hanno avuto in cura il giovane.

Già state acquisite dalla Procura le cartelle cliniche e interrogati numerosi testimoni; la perizia del medico legale incaricato dal magistrato ha avuto il compito di individuare eventuali imperizie da parte dei medici che avevano seguito il caso dello studente imperiese.

L’ipotesi accusatoria è che la gravità delle condizioni di Matteo sia stata sottovalutata. E che i medici abbiano trattato il caso con superficialità, evitando ad esempio, nonostante il sintomo principale accusato dal ragazzo fosse un fortissimo mal di testa, di sottoporlo ad una Tac.

La denuncia presentata ai carabinieri che ha fatto scattare l’inchiesta era stata presentata dai genitori di Matteo circa  un anno dopo la morte del ragazzo. Ma in quel lasso di tempo l’infettivologo genovese Enzo Profumo, su incarico degli stessi genitori, aveva eseguito una perizia. Risultati che sono finiti nel fascicolo della Procura di Imperia.

Il documento metterebbe in evidenza incogruenze e approcci terapeutici non del tutto adeguati nella prima fase di cura del giovane da parte dei medici dell’ospedale di Imperia. In particolare del pronto soccorso, cui Matteo si era rivolto proprio per il fortissimo mal di testa che accusava. E che non avevano a quanto pare ritenuto necessario, come detto, eseguire la Tac, dimettendolo.

Una delle perizie di parte, inoltre, punterebbe il dito contro la sospensione di una terapia antibiotica cui Matteo Maragliotti era stato sottoposto, scelta che potrebbe avere causato il diffondersi del virus sino all’ascesso cerebrale, causa della morte. Secondo quanto era emerso dall’autopsia, infatti, all’origine dell’infezione ci sarebbe stata una forte sinusite, che avrebbe iniziato a manifestarsi un mese e mezzo prima del decesso, con il mal di testa come sintomo principale.

 Al reparto di malattie infettive di Sanremo, Matteo era stato portato dopo essere transitato ancora una volta dal pronto soccorso di Imperia. Il ricovero era durato solo poche ore: nella notte, le sue condizioni si erano aggravate, l’infezione aveva camminato inesorabilmente. Raggiungendo il cervello. Il quindicenne era entrato in coma. Era stato portato in Rianimazione. Ma il suo cuore, nonostante i tentativi dei medici, aveva smesso di battere.

 

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