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Il cieco di Gerico – Il mondo della salute oggi: la solitudine

Con l’assistenza dei volontari, non ci sono cose che non si riescono a fare!

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Vivere lunghe giornata in completa solitudine, senza il compagno di una vita, senza alcun sostegno, crea malinconia e, con il tempo, il malessere e la tristezza si evolvono in depressione. E così incombe perfino il pericolo di non amare più la vita!

E’ una trappola infernale che costituisce la patologia più diffusa, e che spesso nell’anziano precede la malattia, in quanto ne è la causa, o la aggrava se è già presente. Spesso la depressione non è diagnosticata, e quindi non curata.

Non è raro avvertire da parte di operatori l’incapacità di guardare la realtà del malato al di là dell’aspetto strettamente sanitario, per il timore, anche inconscio, di essere interpellati sui problemi esistenziali e quindi “accompagnare” le reazioni emotive del malato e dei familiari lasciandosi coinvolgere. Si tratta quindi di un problema non esclusivamente religioso, ma anche antropologico e professionale.

Ma la chiesa si attiva sempre nei riguardi dei deboli; anche nella nostra Diocesi esistono numerose associazioni che assistono e consigliano anziani e malati e rispettivi parenti, perché è importante debellare quel “mal di vivere”.

Papa Francesco ha appena ricordato il 4° comandamento, invitandoci a praticarlo visitando con affetto i nostri genitori anziani. L’ascolto è la vera terapia, più importante di qualunque pillola! Con esso si risponde al bisogno porsi in relazione. La chiesa, fedele alla sua missione, fa sue le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce che caratterizzano il mondo della salute.

La Bibbia, in Proverbi 17,21, dice “… un cuore allegro è una buona medicina, ma uno spirito spezzato ti può far ammalare”. Giovanni Paolo I° disse: “ Il buon umore, se comunicato, può diventare carità squisita”.

Aiutiamo i nostri cari ammalati ed anziani a uscire dal buio: la Diocesi organizza eventi ai quali possono partecipare persino i malati più gravi: il 17 giugno ci sarà il Pellegrinaggio per malati e disabili alla santa Sindone e a fine mese quello a Lourdes.

Essi saranno sempre accompagnati e accuditi da volontari esperti, i quali si faranno carico di ogni loro necessità, dalle esigenze corporali, alla somministrazione dei farmaci, all’ascolto e consolazione. Ma spesso i parenti, in buona fede, credono che queste siano esperienze troppo faticose. Non è così! E i malati depressi frequentemente dicono.

“Vorrei, ma non ce la faccio”! Ma questa grave affermazione ha il potere di impedire alle persone di realizzare i propri sogni. In realtà, con l’assistenza dei volontari, non ci sono cose che non si riescono a fare. “Non ce la faccio” è il blocco mentale che viene usato per auto-convincersi ad arrendersi. Aiutiamo i nostri cari a superare tale ostacolo: come cambia la loro vita con distrazioni ed affetto!

I Pullman di Lourdes sono forniti di lettighe e poltrone e ogni altro confort. Per il resto, parenti, amici, volontari, personale sanitario: ricordiamo tutti che il regalo più grande che si possa fare a qualcuno è il nostro tempo! Infatti regaliamo ai nostri cari un pezzo della nostra vita.

(di Henricus Otten)

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