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Commissione d’accesso a Diano Marina, lavoro ancora lungo è probabile una proroga dell’attività

A caccia di documenti che scottano per provare infiltrazioni mafiose sull'attività amministrativa retta dal sindaco Giacomo Chiappori

Diano Marina. E’ probabile una proroga della permanenza a Diano Marina della commissione d’accesso al lavoro su delega del Viminale nel Comune. 
Non basteranno tre mesi per esaminare tutta la mole di documenti che sono stati fotocopiati negli uffici municipali a caccia di eventuali prove sulle (sospette) infiltrazioni da parte della ‘ndrangheta calabrese nell’attività amministrativa.
Il sindaco Giacomo Chiappori, per la delicatezza dell’attività svolta dai commissari, si limita a dire che “in questo momento gli impiegati e i funzionari degli uffici si sono messi a disposizione della commissione”.  Per il resto si trincera dietro un secco, quanto prevedibile, “no comment”.
Una cosa è certa Paolo D’Attilio, vice prefetto vicario della prefettura di Genova, il viceprefetto aggiunto di Torino Barbara Buffa e Flavia Pellegrino, dirigente in servizio nella prefettura di Cuneo stanno facendo un lavoro complesso ed esaustivo:  spulciano i documenti acquisiti nei vari settori. “Non vengono esaminati solo quelli relativi all’urbanistica”, trapela da “radio Comune”.

A portare alla decisione del ministro dell’Interno di inviare i tre commissari era stata la relazione dell’allora prefetto di Imperia Fiamma Spena, oggi prefetto di Genova. Nella relazione, che risale al 2014 e che allora venne secretata, il prefetto parlava espressamente di “elementi su collegamenti diretti o indiretti degli amministratori con la criminalità organizzata calabrese” e di “forme di condizionamento degli amministratori stessi, che compromettono la libera determinazione degli organi elettivi”.

Diano Marina, retta da un sindaco della Lega Nord alla guida di una giunta di lista civica, è il terzo comune dell’imperiese che rischia lo scioglimento come già avvenuto per Bordighera nel 2011 e per Ventimiglia nel 2012.

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