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Tunisino si ferisce e tenta il suicidio, agente evita il dramma

Il detenuto è stato ricoverato in ospedale per essere certi che non avesse riportato danni di alcun genere

Imperia. “E’ indescrivibile l’agonia dell’istituto di Imperia dove il personale è stato trascurato dalle politiche gestionali del Provveditorato regionale ligure”.

Lo denuncia Michele Lorenzo, segretario regionale del Sappe, il sindaco dei baschi azzurri che esterna amarezza nel prendere atto dell’ennesimo evento critico avvenuto all’interno dei reparti detentivi dell’istituto di Imperia.

Una tragedia evitata per un evento annunciato. Un detenuto tunisino è andato in escandescenza dopo essere stato sanzionato per essersi opposto alle operazioni di perquisizione ordinaria. Per protesta il detenuto si è prima procurato una ferita da taglio, e, soccorso dagli agenti e riportato il tutto alla normalità apparente, dopo solo un paio di ore ha tentato di impiccarsi.

Pronto l’intervento del poliziotto di turno che ha evitato il dramma. Il detenuto è stato ricoverato in ospedale per essere certi che non avesse riportato danni di alcun genere.

“La cosa preoccupante – continua il segretario regionale Michele Lorenzo – è che il detenuto era così convinto nel proseguire i gesti inconsulti tanto che in bocca aveva occultato una lametta, che non è sfuggita all’attento agente che è riuscito a scovarla e farsela consegnare. Non si può continuare così – afferma Lorenzo – il personale di Polizia Penitenziaria di Imperia è numericamente insufficiente per reggere: sarebbero previste 71 unità di Polizia, ne sono presenti solo 47 mentre i detenuti dovrebbero essere 62 e ce ne sono 90, è un istituto senza direttore, senza vice comandante e senza ispettori. Non è possibile non avere nemmeno il reparto di poliziotte per le attività a loro demandate. Nel 2014 nell’istituto di Imperia la Polizia Penitenziaria ha fronteggiato 66 eventi critici, sventato 2 suicidi, 26 autolesionismi, e purtroppo, un decesso. Se questo corrisponde o meno agli standard europei o italiani, devono avere il coraggio di dirlo pubblicamente”.

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