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Trent’anni fa la tragedia dell’Heysel “Io, Ettore, tifoso bianconero ho vissuto quel dramma” foto

"Quando è iniziato il delirio mortale sono riuscito a scappare dallo stadio e sono subito andato alla prima cabina del telefono per rassicurare mia moglie e mio figlio"

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Sanremo. “Quando ho visto un seggiolino colpire un poliziotto e i suoi colleghi caricati dagli hooligans, ho pensato che se attaccavano anche le forze dell’ordine, chissà cosa avrebbero fatto a noi”: si legge ancora paura e rabbia negli occhi del sanremese Ettore Simoncelli, quando questo racconta della terribile esperienza vissuta oramai 30 anni fa, in un tremendo 29 maggio alla stadio Heysel di Bruxelles.

Simoncelli, che all’epoca aveva 44 anni, era in Belgio per assistere, da tifoso juventino, alla finale di Coppa dei Campioni tra i bianconeri e gli inglesi del Liverpool. Era partito in pullman con altri tifosi dell’allora Sanremo Juventus Club. La partita si trasformò in una ecatombe, quella dei 34 morti – quasi tutti italiani – travolti dalla folla e dalla rabbia dei supporter albionici.

“Già quando siamo arrivati in Belgio con il pullman – continua a spiegare Ettore – ci siamo resi conto che quel paese, almeno all’epoca, non era proprio ben disposto nei confronti degli italiani. Le guardie di confine si erano fatte regalare una bandiera della juve, con molta insistenza quasi fosse un dazio. Poi, mentre partivamo, si sono messe a litigare violentemente per decidere chi avrebbe tenuto il vessillo. Un altro loro collega, mentre guardavamo la scena, ci ha anche fatto le corna”.

Ma i problemi grossi iniziano con l’arrivo allo stadio: “Quasi tutti i tifosi del Liverpool erano ubriachi marci – racconta il testimone – e nessun poliziotto si è azzardato a chiedere agli hooligans di non entrare con le casse di birra, delle quali erano fornitissimi. C’erano addirittura parecchi ragazzi inglesi che si iniettavano eroina in vena quando erano già sulle gradinate. Quando poi, prima dell’inizio del match – conclude Simoncelli – è iniziato il delirio mortale del settore inglese, per fortuna sono riuscito a scappare dallo stadio e sono subito andato alla prima cabina del telefono per rassicurare mia moglie e mio figlio, terrorizzati a casa che aspettavano mie notizie”.

Da quel giorno Simoncelli, che seguiva la Juventus nelle trasferte di mezza Europa, ha quasi smesso di andare allo stadio. Solo qualche partita di coppa a Torino, ma nulla più: troppa paura per quello che è successo.

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