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Strage di Capaci, Rosaria Costa a Imperia “Per il mio Vito a Dio affido coloro che lo hanno ucciso, perdonandoli” foto

Domani ricorrono 23 anni dall’attentato che ogni italiano ha ben scolpito nella memoria. La vedova del poliziotto: "“La mafia continua a esistere, continua a lavorare di nascosto"

Imperia. “Io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, però, se avete il coraggio… di cambiare… loro non cambiano”. A pronunciare quelle parole il 25 maggio del 1992 in una chiesa gremita a Palermo fu Rosaria Costa, vedova di Vito Schifani, il poliziotto della scorta di Giovanni Falcone e di sua moglie Francesca Morvillo morti insieme ad altri due agenti nella strage di Capaci, Rocco Di Cillo e Antonio Montinaro.

Domani ricorrono 23 anni dall’attentato che ogni italiano ha ben scolpito nella memoria. Oggi, per la prima volta, Rosaria Costa che vive a Sanremo, ha partecipato alla festa della polizia. Una presenza importante che ha commosso agenti e funzionari. “Sono qui per i miei ragazzi – racconta con la voce commossa, gambe e mani che tremano – E’ una emozione forte, fortissima, bella e importante soprattutto per me. Io amo quella divisa”. E questa mattina ha voluto anche farsi fotografare insieme a cinque poliziotti provenienti dalle scuole di Alessandria e Brescia e destinati alla polizia stradale di Imperia coordinata dal vicequestore aggiunto Gianfranco Crocco.

Sono passati 23 anni da quella strage e la Rosaria ragazzina che tutta Italia aveva conosciuto e cominciato ad amare e che aveva sfidato le consuetudini in chiesa, il cerimoniale e la mafia stessa, non è cambiata. “La mafia continua a esistere, continua a lavorare di nascosto. Lo Stato non riesce a risolvere l’emergenza immigrazione figuriamoci se riesce a debellare la mafia”. Una verità che imbarazza chi è abituato alla cultura del decoro. Una verità che colpisce nel segno per la purezza con la quale viene proferita. Parole che Rosaria ha scritto anche nero su bianco. Una lettera è stata recapitata ai ragazzi della Giovanni Pascoli di Sanremo pochi giorni prima di quella ricorrenza.

“Chi sono i mafiosi? Sono criminali senza alcuna pietà che ritengono di essere i padroni della vita e della morte, ma sono esseri infelici che si nutrono di ingiustizie e del sangue di innocenti, spargendo lutti ed odio a piene mani…” E ancora: “Se non pagano per i loro delitti e se non si pentono dei loro peccati, li attende un baratro senza fine. Non ho spirito di vendetta e, nel loro interesse, per il mio Vito allo Stato ho chiesto giustizia e a Dio li affido perdonandoli. Infatti ritengo che, se nutriamo spirito di vendetta non faremmo altro che aggiungere barbarie a barbarie, in una catena di orrori senza fine”.

Parole che non hanno bisogno di essere commentate neppure quando Rosaria Costa sostiene che “dobbiamo essere inamovibili nella lotta alla corruzione e alla criminalità, cominciando dalla famiglia e dalla scuola. In contrapposizione alla catena di orrori, tutti insieme possiamo formare una catena umana, inserendovi, maglia per maglia, Legalità, Giustizia, Amore per il prossimo e, persino, Carità”.

Scrivendo ai ragazzi della scuola di Sanremo che Rosaria Costa ha voluto rendere pubblica anche attraverso Riviera 24.it ha ripercorso quel giorno drammatico. “Eppure, in seguito sia per questo attentato che per altri successivi, altrettanto gravi, non abbiamo avuto risposte esaurienti sulle indagini, sui mandanti e sugli esecutori materiali. Solo mezze verità fatte anche di depistaggi e di poche certezze”. Ed eccole le accuse, pesanti, dirette a “certi politici”. “Personalmente, in generale, queste risposte me le sono date ben presto, venendo a conoscenza di come tanti politici, rubando e lucrando alle spalle dei cittadini, avevano ridotto a terreno di razzia lo Stato e le sue istituzioni. Persino lasciando campo libero alla criminalità organizzata. Quando la pubblica amministrazione dà cattivo esempio e, peggio abbandona il controllo del territorio, permette alla criminalità di dilagare, in special modo se questa è ben organizzata ed ha per etichetta “Mafia””.

Rosaria Costa, all’epoca della strage, aveva appena avuto un bambino: Antonino Emanuele che oggi di anni ne ha 23 ed è un ufficiale della guardia di finanza. Ha altri due figli di 19 e 15 anni ed è sposata con un finanziere genovese. Rosaria Costa ha vinto e lottato, suo malgrado, per un problema di salute: “Il dottor Luigi Muscio della questura e il dottor Claudio Battaglia – dice – sono i miei angeli custodi e a loro sono profondamente grata e devo tutto. Veri professionisti che conoscono il mestiere”.

Da anni non torna in Sicilia dove vivono la madre e la sorella. Lo ha fatto solo nel 2007 e nel 2012 “Non ci torno volentieri. Quando passiamo da quell’autostrada sentiamo un pugno allo stomaco”.

Sulle scorte delle forze dell’ordine Rosaria Costa ha una visione tutta sua. Ha letto e sentito quanto accaduto a quella dell’ex Ministro Claudio Scajola. “Questi ragazzi sono solo delle vittime. Argomento complesso e delicato. La magistratura ci sta lavorando. Ma una cosa è chiara: gli agenti della scorta sono però obbligati a obbedire alla persona che devono proteggere”.

Rosaria Costa ha lavorato un anno al commissariato di Sanremo come impiegata. Uffici che ha lasciato per problemi di salute. Oggi era in questura a Imperia e per lei era un giorno speciale. “Volevo essere con questi ragazzi così orgogliosi dei loro valori, in un momento difficile per tutti. Oggi era una giornata importantissima e per la prima volta sono venuta qui alla cerimonia per salutarli e ringraziarli per quello che fanno”. Prima di lasciare la sede di piazza Duomo ha voluto salutare il questore Pasquale Zazzaro.

 

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