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Sofferenza e santità: i due cardini della Giornata Diocesana del Malato fotogallery

Domenica a Bordighera si è svolta la giornata di spiritualità organizzata dalla diocesi per gli ammalati. All’incontro sono intervenuti i genitori di Chiara Luce Badano per una testimonianza sulla santità vissuta anche attraverso il dolore

Si è svolto domenica nel Seminario Vescovile Pio XI di Bordighera il Convegno diocesano dei malati: un’occasione di incontro che ha segnato una tappa di avvicinamento molto importante in previsione del prossimo Pellegrinaggio della diocesi a Lourdes, che si terrà dal 28 giugno al 4 luglio.

Ospiti della giornata i genitori della beata Chiara <Luce> Badano che hanno offerto la loro testimonianza sulla santità vissuta anche attraverso il dolore di una giovane ragazza “speciale”.

Chiara è nata a Sassello, in provincia di Savona e in diocesi di Acqui Terme nel 1971, e morta nell’Ottobre del 1990 per un osteosarcoma, vivendo il suo Calvario nell’accettazione fiduciosa della volontà di Dio.

Legata al gruppo del Gen, ha ricevuto dalla stessa Chiara Lubich, fondatrice del movimento dei Focolarini, il soprannome di Luce, ad indicare, anche nella malattia, la capacità della Beata di trasmettere con l’intensità del suo sguardo la gioia che solo lo Spirito dona a chi si affida totalmente a lui.

Non è facile scrivere di queste cose, poiché si corre sempre il rischio di fare della retorica. Dovrebbero essere gli ammalati a dire cosa significa affrontare patologie che non lasciano speranza e provocano sofferenze incredibili.

Allo stesso tempo viene da pensare anche a coloro che accompagnano nella malattia i loro cari, soprattutto, come nel caso dei genitori della Badano, quando questi figli sono tanto giovani e pieni di aspettative dalla vita.

Uno degli aspetti emerso durante l’incontro e che maggiormente ha colpito i presenti: anche se sono passati venticinque anni da quando Chiara è volata in cielo, e anche se la Chiesa ha riconosciuto in questa giovane e nella sua vicenda umana e spirituale i motivi per beatificarla nel 2010, credo sia sempre commovente ascoltare dai genitori quanta fede sia necessaria per vivere un’esperienza di questo genere.

“Completo nella mia carne – dice l’apostolo Paolo spiegando il valore salvifico della sofferenza – quello che manca ai patimenti di Cristo, in favore del suo corpo che è la Chiesa”. Con queste parole si apre la lettera apostolica “Salvifici doloris” del Santo Padre Giovanni Paolo II, scritta nel 1984. La citazione della Lettera ai Colossesi ci richiama a quello che è stato lo stile di Chiara Badano. Una ragazza normale, che ha accettato con coraggio la volontà di Dio, accogliendo nella sua vita la sofferenza che si inserisce nel mistero divino della redenzione.

“Per Cristo e in Cristo si illumina il mistero della vita e della morte” (Gaudium ed Spes, 22). Lo sanno bene tutti i “crocifissi” che continuano con fede a portare la loro croce nella consapevolezza di non essere soli anche nei momenti più bui del loro cammino. Un cammino umano, ma anche soprannaturale, perché illuminato dall’esperienza salvifica dell’Uomo dei dolori.

A loro chiediamo di sostenere con la loro preghiera e con l’offerta della sofferenza il cammino della nostra comunità diocesana. Così concludeva la lettera del Papa polacco: “Chiediamo a voi tutti, che soffrite, di sostenerci. Proprio a voi, che siete deboli, chiediamo che diventiate una sorgente di forza per la Chiesa e per l’umanità. Nel terribile combattimento tra le forze del bene e quelle del male, di cui ci offre spettacolo il nostro mondo contemporaneo, vinca la vostra sofferenza in unione con la Croce di Cristo”.

La beata Chiara Badano ci aiuti a fare tesoro del suo insegnamento e diventi esempio per renderci capaci di dare un senso pieno alla vita.

(di Nuccio Garibaldi)