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Raccontare i fallimenti della fisica

Fabio Truc è un fisico teorico ed ha svolto ricerche in fisica delle particelle elementari presso il Cern di Ginevra

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Si è svolta giovedì scorso un’interessante conferenza organizzata presso il teatrino della Federazione Operaia di Sanremo dal circolo culturale ‘Oi Aristoi’, presieduto da Carlo Ragni, con il Professor Fabio Truc dal titolo “Dalla particella di Dio (bosone di Higgs) all’infinito dell’Universo”. Fabio Truc è un fisico teorico ed ha svolto ricerche in fisica delle particelle elementari presso il CERN di Ginevra e sui fonda- mentali della meccanica quantistica

Presso il laboratorio di Ottica Quantistica dell’Università La Sapienza di Roma. Ha insegnato nelle Università di Torino, Roma Parigi e Nizza; è stato direttore dell’osserva- torio astronomico di Saint Barthelemy. Attualmente in collaborazione con il Prof. Lucien Israel, presso l’Università di Parigi XIII, si occupa di modelli matematici in oncologia sperimentale. «L’idea di questa chiacchierata – ha detto il ricercatore del Cern di Ginevra – è quella di focalizzarsi non tanto sui successi sperimentali ma sui fallimenti della fisica teorica e la difficoltà sta nel riuscire ad acchiappare una teoria cosiddetta unificata che riesca a tenere l’infinitamente grande e piccolo.»

E se i limiti della fisica possano essere sostituiti dalla religione, lo scienziato afferma: «Assolutamente no, io come scienziato mi fermo: la fisica in questo momento sta affrontando questo genere di difficoltà e credo che le risolveremo da dentro, non usciremo dall’universo andando ad invocare un intervento esterno, cercheremo di risolvere queste problematiche concettuali e teoriche da dentro. Non so se sarà possibile ma ci sono degli indizi da parte dei nostri matematici che ci dicono di fare attenzione, perché non si sa se da dentro ci riusciremo. Però ci tenteremo.»

E infine sul nome della “particella di Dio”, Truc ha affermato: «Questa è una brutta storia e i fisici non amano chiamarla così ma particella di Higgs. Leon Hederman premio Nobel per la fisica aveva scritto un libro dal titolo “La particella dannata”, ossia maledetta che in inglese si dice “the goddamned particle” ma all’editore il titolo non era piaciuto e così decise di chiamare l’opera “La particella di Dio”, quindi una scelta editoriale di questo editore che l’ha fatto diventare famoso ma non significa nulla, non è un concetto che gli scienziati hanno.»

Insomma un altro punto di vista sul mondo della fisica, sulle sue scoperte e sui suoi lati meno conosciuti ma soprattutto sull’universo, questa dimensione oscura agli occhi degli scienziati ma ben visibile a coloro che hanno fede.

(di Andrea Di Blasio)

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