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Credo in un solo Dio … – Credo nello Spirito Santo

Solo con l'effusione dello Spirito potrà realizzarsi il disegno divino della nostra salvezza: la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna

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“Nessuno può dire <Gesù è Signore> se non sotto l’azione dello Spirito Santo” (1Cor 12,3). “Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre!” (Gal 4,6). In forza del nostro Battesimo, primo sacramento della fede, la Vita, che ha la sua sorgente nel Padre e ci è offerta nel Figlio, ci viene comunicata intimamente dallo Spirito Santo nella Chiesa. (CCC 683 – 747)

Credere nello Spirito Santo significa dunque professare che Lui è una delle Persone della Santa Trinità, consustanziale al Padre e al Figlio, “con il Padre e il Figlio adorato e glorificato” (Simbolo di Nicea-Costantinopoli)

Solo negli “ultimi tempi”, inaugurati con l’Annunciazione, lo Spirito ha diritto di cittadinanza in mezzo a noi e ci accorda una visione più chiara di se stesso, anche se in realtà Lui era già nella Luce Primordiale dell’universo.

E solo con l’effusione dello Spirito  potrà realizzarsi il disegno divino della nostra salvezza: la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna.

Potremmo dire che lo Spirito ama giocare a nascondino con Gesù: ognuno dei due ci fa conoscere l’altro, ognuno è causa ed effetto per l’altro, distinti ma inseparabili. Esempi entrambi di annientamento divino.

In effetti ha sempre scelto dei simboli per farsi presente: l’acqua che purifica, l’olio che dà forza, il fuoco che trasmette energia, la nube luminosa che parla con la voce di Dio, la colomba che porta pace, la mano di chi benedice…

Ma chi volesse fare un “incontro ravvicinato” con Lui in Persona, dove lo può trovare? Nelle Scritture, visto che “ha parlato per mezzo dei profeti”; nei carismi con cui edifica la Chiesa; nella vita dei santi attraverso i quali continua la sua opera di salvezza; nella preghiera che Lui stesso recita assieme a noi.

E mentre lo cerchiamo con i nostri occhi miopi, e camminiamo con il nostro passo zoppo, Lui … ci sta già portando in braccio. Facciamoci coraggio, allora: sciogliamo le nostre labbra lamentose in un GRAZIE perenne a Lui: “Signore, che dà la vita”, Avvocato e Consolatore (= Paraclito), Amico e Fonte della nostra incorruttibile gioia! Sì, perché, in una novella Pentecoste, sentiremo palpitarci nel petto un cuore pieno d’amore, mite e paziente, benevolo e fedele, assetato di unità, purificato ed illuminato. Come Maria.

(di Franca Soracco)

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