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I NUOVI MARTIRI DI OGGI – La missione in terra cinese

Frammenti di vita missionaria tratti dall’agenzia cattolica Asianews

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Mons. Shi, 93 anni, vescovo della Chiesa clandestina di Yixian (nella Provincia cinese di Hebei) era stato arrestato il 13 aprile 2001, un Venerdì Santo, nella casa di sua nipote a Pechino e tenuto in luogo sconosciuto senza alcun processo o accusa. In tutti questi anni ogni tanto i familiari hanno chiesto alle autorità cinesi di poter avere notizie del loro parente, ma non hanno mai ottenuto alcuna risposta. Lo scorso 30 gennaio, un impiegato del comune, interrogato ancora una volta dai familiari, si è lasciato sfuggire che il vescovo era morto.

Mons. Shi è nato il 17 aprile 1922 a Shizhuang (Hebei). Il 14 agosto 1947 viene ordinato sacerdote nella prefettura apostolica di Yixian. Due anni dopo Mao Zedong prende il potere e comincia ad attuare una politica di controllo della Chiesa, esaltando l’urgenza per tutti i cattolici di manifestare il loro patriottismo, diventando indipendente dal resto della Chiesa e rompendo il legame con il Pontefice. P. Shi, nella sua assoluta fedeltà al Papa viene arrestato per la prima volta nel 1954. Nel 1957 è condannato ai lavori forzati dapprima nella gelida regione dell’Heilonjiang, poi nelle miniere di carbone dello Shanxi. Rilasciato nel 1980, si dedica ancora all’evangelizzazione e al sostegno dei fedeli.

Il 24 giugno del 1982, mons. Zhou Fangji lo consacra vescovo in modo segreto e comincia il suo ministero episcopale clandestino. Nell’87 viene di nuovo arrestato e posto a domicilio coatto per due anni.

Nel 1989, nella società e nella Chiesa cinese si sperava una nuova apertura. E invece il massacro di Tienanmen, in giugno, raffredda tutte le previsioni. I vescovi clandestini, che il 21 novembre di quell’anno avevano formato una conferenza episcopale, vengono tutti arrestati insieme a molti sacerdoti. Fra essi vi è anche mons. Cosma Shi. Nel giro di poche settimane sono scomparse nelle carceri del regime cinque vescovi e 14 sacerdoti, liberati solo nel 1993, grazie a una campagna internazionale di pressione. Il 13 aprile 2001 il Vescovo viene arrestato di nuovo e di lui si perdono le tracce, fino a questi giorni in cui la notizia della morte viene prima diffusa, poi negata. Dove egli sia morto, come e quando, tutto rimane un mistero che solo il Partito Comunista Cinese conosce.

Un fedele di Yixian dice ad AsiaNews: "Noi vogliamo soltanto il suo corpo o le sue ceneri e vogliamo dare una degna sepoltura a questo martire della fede", che ha passato 54 anni (più della metà della sua vita) in prigione. Ma in Cina i morti fanno paura come i vivi, se non di più.

Un altro caso analogo, ricordato dai fedeli, è quello di mons. Liu Difen, vescovo sotterraneo di Anguo (Hebei), morto nel ’92, dopo un periodo passato in prigione. La polizia aveva avvertito i parenti di andare a visitarlo all’ospedale perché il Vescovo era "molto malato". Subito dopo la visita, il Vescovo è morto. La salma è stata riconsegnata ai parenti e questi, preparando il cadavere per il funerale, si sono accorti che il corpo del vescovo presentava "due buchi alla schiena, in cui si poteva infilare il dito: un segno che egli era stato torturato".

Ma il caso più vicino a quello di mons. Cosma Shi Enxiang è quello di Mons. Giuseppe Fan Xueyan, vescovo di Baoding (Hebei). Arrestato per pochi mesi nel 1992, il suo cadavere è stato riconsegnato ai familiari, lasciandolo sulla soglia di casa sua, avvolto in un sacco di plastica. Il cadavere del prelato ottantenne presentava segni di tortura al collo (forse un filo di ferro che lo strozzava) e diversi larghi ematomi al petto, sulla fronte e sulle gambe.

Continuiamo a pregare per queste comunità che pagano a caro prezzo la loro fedeltà a Cristo e alla Chiesa e cerchiamo di trarre da questi luminosi esempi di fede, veri martiri di oggi, nuovo slancio missionario e vera passione evangelizzatrice.

(di Mimmo Marrara)

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