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“Credo in Dio … Gesù Cristo patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto”

Facciamoci introdurre nel mistero della morte di Cristo da alcune pagine tra le più belle e commoventi della Bibbia: il Canto del Servo Sofferente (Is 53,3-12), che preannuncia i grandi eventi della salvezza

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Il discorso della Montagna avrebbe voluto portare a compimento la Legge data da Dio sul Sinai: “Avete inteso che fu detto agli antichi … ma io vi dico” (Mt 5,33-34). Proprio per questo invece il Sinedrio condanna Gesù e lo consegna ai pagani, perché sia “schernito e flagellato e crocifisso” (Mt 20,19)

Quali i capi d’accusa? Guarisce sì, ma in giorno di sabato. Pranza con i farisei, ma anche con i pubblicani e i pubblici peccatori. Caccia i demoni, forse perché ne è lui il signore. Rispetta la Legge, ma sembra volerne dare un’interpretazione definitiva con la sua autorità divina. Onora il tempio come dimora di Dio, ma sostiene che Dio sia suo Padre. E chi è poi un Messia che non libera Israele dal giogo romano? Al di sopra di tutte le sue contraddizioni, però, sta quel suo perdonare i peccati: la bestemmia di un uomo che si fa uguale a Dio.

Facciamoci introdurre nel mistero della morte di Cristo da alcune pagine tra le più belle e commoventi della Bibbia: il Canto del Servo Sofferente (Is 53,3-12), che preannuncia i grandi eventi della salvezza.

Gesù, “uomo dei dolori”, accetta liberamente la missione che il Padre gli ha affidato: morire per riscattare le colpe dei suoi stessi persecutori.

Dunque ciascuno di noi, colpevole o innocente, vittima o carnefice, è già stato salvato da un Dio che conosce tutti i volti dell’Amore. Ama sempre. Ama tutti. Ama perfino chi non lo ama. E questo è proprio il colmo dell’Amore.

Eppure Gesù DOVEVA morire così: essere lo specchio di ogni uomo sofferente, percosso e umiliato, disprezzato e reietto, perché nessuno di noi potesse sentirsi mai solo, e mai dispensato dall’amare.

In questo modo però Dio si impegna a stare sempre dalla parte di chi, mentre grida il suo “perché” disperato, sceglie il dono di sé, per fare anche di lui uno strumento di salvezza per molti.
(di Franca Soracco)
 

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