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Lectio Divina: Giona, profeta chiamato a conoscere davvero il suo Dio foto

La fuga da Dio e da alcune nostre responsabilità è una tentazione comune che ci porta a cercare rifugi e fughe istintive ma molte volte scappiamo da ciò che siamo e, paradossalmente, cacciamo via ciò di cui poi sentiamo la mancanza: Dio in primis

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Si è svolta venerdì sera all’Oratorio dell’Immacolata Concezione di Piazza San Siro il mensile appuntamento con la Lectio Divina guidata dal vescovo Antonio. Protagonista della serata alla scoperta del vero volto di Dio, il personaggio biblico di Giona, il profeta chiamato a conoscere davvero il suo Dio.

Nella sua meditazione il vescovo ha proposto la vicenda di Giona attraverso 5 tappe fondamentali: la chiamata, la fuga, la responsabilità, la misericordia e la conversione.
– la chiamata di Dio e la fuga di Giona, durante la quale il profeta è chiamato a compiere il passaggio dalla fuga all’assunzione di responsabilità
– il confronto con il mondo pagano dei marinai, attraverso cui si attua il confronto con chi è diverso da noi, ma non per questo peggiore
– la seconda chiamata di Dio, segno dell’Amore del padre misericordioso, che offre una seconda possibilità a Giona
– la relazione con gli abitanti di Ninive in cui viene evidenziato il confronto tra il mondo pagano e quello credente
– la terza chiamata di Dio a Giona, nella quale Giona viene invitato a non guardare più i pagani con l’intento di giudicare e punire ma con gli occhi di Dio misericordioso. Dio, infatti, pone a Giona (e a ciascuno di noi) una domanda “Non dovrei preoccuparmi di Ninive, questa grande città dove vivono più di centoventimila persone?”.

Il protagonista di questa serata quaresimale è stato lo sguardo verso l’altro, il diverso, il lontano e ha permesso di comprendere come quasi tutte le forme religiose conoscono una sorta di convinzione comune: essere superiore alle altre e come questa consapevolezza possa essere vissuta con umile gratitudine verso Dio, buono e misericordioso, o con atteggiamento di disprezzo e intolleranza verso quanti non condividono la stessa fede.

La figura di Giona diviene l’icona dell’atteggiamento che dobbiamo osservare se vogliamo imparare anche noi a fare nostro lo sguardo che Dio ha sulle città nelle quali viviamo e sulle persone che ogni giorno incontriamo. Ecco che guardando la storia di Giona in quest’ottica, essa assume un valore perenne, non soltanto come il racconto della vicenda di un profeta, quanto come figura dell’uomo stesso nel suo essere.

Durante la meditazione il vescovo ha ricordato <Quanto Giona ha vissuto è l’amara esperienza di chi fa il sordo alla Parola del Signore o crede di poter prescindere da essa, senza alcuna rovinosa conseguenza. La vicenda di Giona è lì ad attestare che così non è: le conseguenze sono molte e anche sconvolgenti. Purtroppo fare resistenza a Dio conduce all’inevitabile caduta nel gorgo del degrado umano e spirituale>.

Tanti di noi oggi, come Giona a suo tempo, non riescono a comprendere i progetti di Dio e finiscono per allontanarsi credendo di poter far meglio da soli e non comprendendo che, in realtà, il credente insuperbito è, forse, il più difficile da convertire.

Applicata alla nostra vita, riconosciamo che la fuga da Dio e da alcune nostre responsabilità è una tentazione comune che ci porta a cercare rifugi e a fughe istintive ma molte volte scappiamo da ciò che siamo e, paradossalmente, cacciamo via ciò di cui poi sentiamo la mancanza: Dio in primis.

La serata si è conclusa con un simbolico gesto: un fiore di carta che, posato su una superficie d’acqua, fiorisce. All’interno un piccolo messaggio:

Il prossimo appuntamento è fissato per venerdì 10 aprile sulla figura di Giobbe.

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