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I “nostri” rifugiati- “Canale di Sicilia luogo di immani tragedie” la testimonianza di Simone Sarchi

In due puntate abbiamo riproposto la sua esperienza. In allegato la prima parte della testimonianza, pubblicata la scorsa settimana

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 Simone Sarchi é un giovane di Santo Stefano al Mare che per studio-lavoro e per amore del prossimo si é avvicinato al problema delle migrazioni ed é stato ad ascoltare i migranti nel luogo emblema della tragicità che spesso accompagna il passaggio di tante persone disperate "dal cosiddetto sud al cosiddetto nord" : il canale di Sicilia.

Proponiamo oggi la seconda parte della sua esperienza attraverso la sua testimonianza e alleghiamo, per chi non avesse avuto occasione di leggerla precedentemente, la prima parte pubblicata la scorsa settimana.

"…Il 10 febbraio l’ultima strage: 29 vittime accertate, oltre 200 i dispersi secondo le testimonianze raccolte dagli operatori di Save the Children.
“Queste persone scappano da situazioni di violenza, ingiustizia, persecuzione e povertà estrema. Secondo la convenzione di Ginevra, quindi, hanno il diritto di chiedere asilo politico. Aspettare che vengano decimati dal mare è inumano e contro le regolamentazioni internazionali,” mi ha spiegato Paola La Rosa, Lampedusana e sempre in prima fila nella difesa dei diritti dei migranti.
Mare Nostrum, operazione lanciata dal governo Italiano dopo la strage del 3 Ottobre 2013 nella quale annegarono più di 300 persone davanti le coste di Lampedusa, ha avuto il merito di aver salvato oltre 100 mila persone, anche se per molti non era una soluzione definitiva.
A novembre Frontex Plus, agenzia Europea, si è fatta carico del problema sostituendo l’operazione italiana con un’altra strategia dal nome Triton, che, però, mira più al controllo delle frontiere, piuttosto che alla salvaguardia della vita in mare.
Per questo motivo Amnesty International punta il dito contro la nuova operazione che si è “rivelata inadeguata come unica misura per la gestione dei flussi migratori e limitata nel portare soccorso ai migranti in mare”.
Della stessa opinione anche il sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini. Durante un’intervista rilasciata dopo la tragedia del 10 febbraio afferma: “Triton non fornisce in modo adeguato la capacità di ricerca e soccorso. Se le operazioni non verranno condotte in modo idoneo, ci si dovranno aspettare altre tragedie di questo genere.

(di Mimmo Marrara)

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