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I “nostri” rifugiati- “Canale di Sicilia luogo di immani tragedie” la testimonianza di Simone Sarchi

In due puntate ripercorriamo la sua esperienza. Appuntamento al prossimo venerdì per la seconda parte della testimonianza.

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Simone Sarchi é un giovane di Santo Stefano al Mare che per studio-lavoro e per amore del prossimo si é avvicinato al problema delle migrazioni ed é stato ad ascoltare i migranti nel luogo emblema della tragicità che spesso accompagna il passaggio di tante persone disperate "dal cosiddetto sud al cosiddetto nord" : il canale di Sicilia.

In due puntate ripercorriamo la sua esperienza e la sua testimonianza.

Ho lasciato il mio paese e la mia famiglia perché volevo essere un uomo libero. Preferirei morire piuttosto che vivere come uno schiavo.”
Queste furono le parole che più mi colpirono durante la mia visita a Lampedusa lo scorso giugno. Le parole di chi, disperato, non ha più motivi per restare nel suo paese, ma solo ragioni per scappare tanto da rischiare la propria vita.
Mohamed mi stava raccontando come era fuggito a piedi dall’Eritrea, una delle più feroci dittature al mondo secondo Human Rights Watch, e come era arrivato in Italia attraversando il Sahara ed in fine il Mediterraneo.
Quella di Mohamed può sembra una frase fatta, ma per migliaia di migranti, che ogni anno mettono il loro destino nelle mani di trafficanti senza scrupoli, questa è la realtà.
Il Canale di Sicilia è l’ultimo di una serie infinita di ostacoli per raggiungere una vita dignitosa in Europa; purtroppo, però, rimane solo un sogno per molti che perdono la vita nell’attraversata…

Appuntamento al prossimo venerdì per la seconda parte della testimonianza.

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