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Giovani… chi cercate? A proposito di “fervorini”…

Un professore fallisce il suo ruolo non quando un alunno sbaglia le equazioni, ma quando non ha sviluppato quella maturità che gli permetterà di affrontare la vita, magari anche senza sapere bene la matematica

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"Ma cosa vuoi dalla vita? Cosa cerchi?" Quante volte ci siamo sentiti rivolgere una domanda come questa. Soprattutto ai giovani viene spesso posto un interrogativo simile che li spinga a riflettere sui loro desideri più profondi. Per capire quello che vogliono fare "da grandi"… La risposta, ovviamente, è scontata quasi per tutti: "Voglio essere felice. Voglio vivere una vita piena d’amore!"
Mi sembra evidente come dietro tutto questo non ci sia altro che il bisogno di dare un senso alla vita.

Oggi vorrei affrontare questo tema parlando del problema legato alla scuola. Non sono né un esperto e nemmeno un addetto del settore. Ma ricordo, per la mia esperienza di studente, quanto fosse difficile capire il motivo di uno studio che spesso mi sembrava arido e insensato, perché talvolta (non sempre) dava e diceva poco alla mia vita. Anche adesso, quando parlo con i ragazzi che incontro, mi accorgo che, salvo alcuni casi, tutti si lamentano perché vivono quasi la stessa esperienza.

Quello che dovrebbe essere il momento forse più significativo per prepararli alla vita futura rischia così di diventare insignificante e addirittura negativo. Poiché essi non riescono a trovare un "senso" in quello che fanno. Lo studio, perciò, è vissuto solo come un dovere da svolgere o una pratica da risolvere con la minor fatica possibile. E con certe materie è difficilissimo!

Non sono qui per suggerire soluzioni: non sono in grado di farlo. Ma vorrei dire ai ragazzi: pretendete che chi vi educa sia capace di dare un senso autentico a quello che fa. Mi spiego.
Un professore fallisce il suo ruolo non quando un alunno sbaglia le equazioni, ma quando non ha sviluppato quella maturità che gli permetterà di affrontare la vita, magari anche senza sapere bene la matematica.

Un alunno non comprende i suoi doveri ( perché nella vita ci sono anche quelli) quando si sforza in tutti i modi di "fregare" la sua insegnante e non è così maturo da saper riconoscere i limiti che ha nell’apprendimento di una materia.
Il professore che non sa formare uomini e donne maturi e responsabili è venuto meno al suo compito; anche se non sempre e non solo lui ne è causa.

Lo studente che non permette alla sua insegnante di aiutarlo a migliorare manca una grande occasione per confrontarsi con i propri limiti.

Una vita piena di senso e piena di amore è quella nella quale siamo disponibili ad ascoltare chi ci aiuta a crescere. Un po’ come il bimbo che impara a camminare e, quando cade, tende la mano per essere aiutato a rimettersi in piedi. Per continuare così la sua ricerca, la sua esplorazione del mondo e della vita.

Una vita piena di amore e di senso è una vita aperta al dialogo, al confronto ed anche alla critica. La domanda di senso non diventa allora solo un grido disperato lanciato nel vuoto. Ma un gesto d’amore: quello di chi si riconosce piccolo e bisognoso di aiuto. Ecco cosa voglio dalla vita: amare ed essere amato. Per quello che sono e con tutti i miei limiti.

Sapendo che forse li porterò sempre con me. Ma io non sono il mio limite e neppure il mio fallimento: sono uomo, donna che ama e che spera, sempre, nelle giornate di sole ed in quelle grigie. Perché la felicità vera la portiamo in cuore anche quando le cose non vanno bene. Per questo ci sono gli amici, le amiche: per aiutarci e tirarci su quando cadiamo. Così da imparare anche noi a fare lo stesso. Anche se a volte costa fatica, anche se a volte non lo capiamo; ma tutti, come Simone di Cirene, possiamo aiutare l’uomo che cade sotto il peso della sua croce. Questo è dare senso alla vita.

È lì, magari, incontrare Lui, in quel volto sofferente che chiede aiuto.

(di Nuccio Garibaldi)

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