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Accoltellato per la pipì del cane: Salvatore Trinchera condannato a 6 anni e 6 mesi foto

L'11 maggio del 2012, Trinchera, già in carcere per associazione mafiosa, accoltellò il ventimigliese Cristian Andreacchio, minacciando di morte la fidanzata di lui, convinto che il loro cane avesse fatto la pipì davanti al suo locale

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Il gup Fabio Favalli di Imperia ha condannato, in abbreviato, a 6 anni e 6 mesi di reclusione: Salvatore Trinchera, 67 anni, Titolare del bar-sala giochi “Gioia”, di via Colonnello Aprosio, a Vallecrosia, finito in carcere con l’accusa di tentato omicidio per aver aggredito con 5 coltellate, l’11 maggio 2012, Cristian Andreacchio, oggi di 17 anni, al culmine di un diverbio dovuto alla convinzione dell’uomo che il cane del ragazzo gli avesse fatto la pipì davanti al suo locale. Il pubblico ministero, Francesca Scarlatti, nell’odierna requisitoria, aveva chiesto una pena a 12 anni e 6 mesi di reclusione (ridotta 8 anni e 4 mesi per il rito).

Trinchera, che si trova già in carcere per associazione di stampo mafioso, a margine dell’inchiestata “La Svolta”, era accusato di tentato omicidio e porto abusivo di arma – un coltello di 19,5 centimetri, nove dei quali di lama – nei confronti del giovane e di ingiurie e minacce gravi nei confronti della sua fidanzata (che oggi si è costituita parte civile) . La ragazza sarebbe stata apostrofata con parole pesanti e minacce di morte. Il giudice ha, poi, disposto il pagamento di una provvisionale di 10mila euro per il ragazzo (6mila euro gli erano già stati pagati) e 3.500 per la sua fidanzata, disponendo la liquidazione del danno in sede civile.

Una perizia, eseguita nei mesi scorsi nelle forme dell’incidente probatorio, sosteneva che le lesioni non comportarono alcun pericolo di vita per il giovane, attinto da 4-5 fendenti: a capezzolo, schiena, ascella e mano. Diversa, però, l’opinione dell’avvocato della parte offesa, Carlo Ruffoni, secondo cui: “Le lesioni riportate dal giovane sono compatibili con l tentato omicidio e non con la semplice colluttazione. E, comunque, i referti del pronto soccorso parlano chiaro”.

A riprova di questa tesi, secondo la difesa, c’è una ferita profonda tre centimetri e larga due e mezzo, che Cristian ha riportato alla schiena. “Ha rischiato di bucare un polmone – ancora l’avvocato della difesa – e per un soffio si è salvato, provocandogli soltanto, se così si può dire, un grosso ematoma”.

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