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Gli forzi ed i sacrifici delle grandi organizzazioni di solidarietà

Il ruolo della Chiesa con i missionari ed i volontari; il rischio di valutare la bontà dell'intervento soltanto misurando il risultato, senza valutare il valore della vita

La fame è una tragedia con esiti mortali per miliardi di persone: una situazione  dalle immani dimensioni tanto che l’ONU, soprattutto tramite la FAO con sede a Roma, è impegnato nel promuovere e coordinare i contributi delle nazioni per questa sfida.
Non mancano poi gli sforzi e i sacrifici di grandi organizzazioni di solidarietà, che continuano a sensibilizzare l’opinione pubblica per coinvolgere un sempre maggior numero di persone nei progetti di promozione a favore delle popolazioni che soffrono la fame.
E in prima linea si trova la Chiesa con i missionari e volontari, una presenza continua mediante l’opera di solidarietà ispirata dalla carità cristiana, che non si ferma all’intervento immediato, ma si preoccupa di rendere tali popolazioni autosufficienti e autonome, grazie anche al sostegno delle comunità dei paesi più ricchi, anche se questi oggi devono affrontare una congiuntura economica, che ha provocato l’aumento di famiglie che versano in condizioni  precarie.
A tutto questo si deve aggiungere l’aggravante costituita dai terribili conflitti tra le etnie, che spingono milioni di profughi alla fuga riducendosi in condizione di estremo bisogno, privi come sono di riparo, acqua, cibo, medicine…
C’è veramente da essere sconvolti, sfiduciati e tentati di rinuncia e  resa, ma la bontà dell’intervento non si deve misurare semplicemente dal risultato, perché l’impegno della solidarietà promuove valori che formano una autentica personalità umana.
Don Primo Mazzolari ricorda che: “Quando non si ha più niente da dare perché si è dato tutto, allora si diventa capaci di veri doni”, e Rita Levi Montalcini, con riferimento alla nostra realtà, aggiunge: “I nostri bambini occidentali non muoiono per fame ma per mancanza di valori. Noi dobbiamo impedire che ai bambini sia dato soltanto “il prezzo” delle cose, il senso della ricchezza e non il valore della vita”. 

Don Giacomo Simonetti

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