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Ecco perché 16 anni di carcere

L’ergastolo era solo una forzatura. Il gup Bracco ha depositato le motivazioni alla sentenza Delfino

Dopo giorni e giorni di polemiche sui media per questa sentenza considerata "shock", la parola oggi passa al giudice Bracco, che ha dimostrato, con un'ampia dissertazione, nelle sue 32 pagine di motivazioni, che l'ergastolo era impossibile.

"Chiederei l’ergastolo, ma la legge mi impone di chiedere sedici anni", rendendo omaggio all’ex procuratore di Sanremo, Mariano Gagliano, da poche settimane in pensione e ad una sua celebre frase, resa durante un processo, il giudice per le udienze preliminari, Eduardo Bracco, ha voluto esordire così nelle sue valutazioni conclusive, contenute nelle motivazioni della sentenza con cui, il 9 gennaio scorso, ha condannato a 16 anni e 8 mesi di reclusione: Luca Delfino, 32 anni, l’assassino di Maria Antonietta (Antonella) Multari, la giovane commessa di 32 anni (ne avrebbe compiuti 33 l’indomani dell’omicidio, il 10 agosto 2007), uccisa con una quarantina di coltellate, quattordici considerate potenzialmente letali, in via Volta, a Sanremo, a conclusione di una travagliata relazione sentimentale.

Delfino e’ stato riconosciuto colpevole di omicidio volontario premeditato e di furto, per aver rubato un casco e un motociclo con i quali ha pedinato l’ex fidanzata, aggredendola fuori dal centro estetico ‘Na.Pa Center’, dove si era recata per una doccia solare. Una sentenza che ha scatenato il malumore dei familiari e della parte civile (sostenuta dall’avvocato Marco Bosio), che puntavano all’ergastolo. Lo stesso pubblico ministero e’ riuscito a chiedere il massimo della pena applicabile in Italia: l’ergastolo con l’isolamento diurno, stesso trattamento che si riserva a chi ha compiuto delle stragi o atti di terrorismo.

Dopo giorni e giorni di polemiche sui media per questa sentenza considerata "shock", la parola oggi passa al giudice Bracco, che ha dimostrato, con un’ampia dissertazione tecnica e giuridica, nelle sue 32 pagine di motivazioni, che l’ergastolo era soltanto una forzatura, forse dettata dal clamore mediatico della vicenda, dalle telecamere con gli "occhi" sempre puntati sulla giustizia, dalla disperazione dei genitori che (avrebbero pure ragione, avendo perso la figlia in un modo così tragico) vorrebbero vedere morto Delfino.

Il giudice Bracco, che ha preferito rimanere distante dal caso mediatico, dicendo lui stesso di non aver voluto leggere i giornali o vedere i servizi televisivi sulla vicenda, per evitare di essere influenzato, ha optato per il massimo della pena. Il massimo consentito dalla legge per un soggetto seminfermo di mente. Peculiarità, quest’ultima, che il magistrato ha bilanciato con la premeditazione; evitando di considerare, come spesso avviene, la seminfermità mentale prevalente, nel conteggio delle aggravanti.

Il servizio completto sul settimanale "La Riviera"

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