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Morte di Luigi Tenco: un mistero che dura da quasi 39 anni - Riviera24
Cronaca

Morte di Luigi Tenco: un mistero che dura da quasi 39 anni

Luigi Tenco cercò di evitare fino all'ultimo la sua partecipazione al Festival di Sanremo quando, nella notte del 26 gennaio 1967, nella stanza 219 dell'Hotel Savoy, un colpo di pistola alla tempia mise fine alla vita del...

Luigi Tenco cercò di evitare fino all’ultimo la sua partecipazione al Festival di Sanremo quando, nella notte del 26 gennaio 1967, nella stanza 219 dell’Hotel Savoy, un colpo di pistola alla tempia mise fine alla vita del cantautore. A rivelarlo, nel 2002, è stato un amico e collaboratore di Tenco, Vittorio Scapin, al quale Tenco chiese di prendere il suo posto sul palco dell’Ariston. “No, Luigi al Festival di Sanremo non ci voleva andare – raccontò Scapin – Due mesi prima, alla fine di dicembre, tornando da una serata a Cavi di Lavagna mi chiese se me la sentivo di andare a Sanremo al suo posto. Io gli risposi di sì e lui mi disse che ne avrebbe parlato con la casa discografica, la RCA. Poi non ne seppi più nulla”. Un presentimento? Scarsa fiducia nelle sue possibilità? Paura del celeberrimo palco dell’Ariston? In ogni caso, il suicidio di Tenco, nato a Cassine (Alessandria) nel 1938, ma cresciuto a Genova, pare fosse nell’aria già dal pomeriggio. La sua canzone ‘Ciao amore, ciao’, cantata in coppia con l’attrice-cantante francese Dalida, conosciuta un anno prima nella sede della Rca a Roma e da qualche settimana sua compagna anche nella vita, viene subito eliminata. Prima dalle giurie (38 voti su 900) poi da una speciale commissione di ripescaggio, che gli preferisce ‘La rivoluzione’ di Gene Pitney e Gianni Pettenati. Una riunione difficile: uno dei membri, il giornalista Lello Bersani, dà le dimissioni per protesta. Il pezzo aveva avuto molte stesure (tra l’altro inizialmente il titolo era ‘Ciao amore’ ma per questioni legali Tenco è costretto a cambiare il titolo in ‘Ciao amore, ciao’), tra le quali una di Sergio Bardotti intitolata ‘Il mondo gira’. Giunto a Sanremo, per Tenco cominciano subito i problemi: qualcuno gli fa notare che Dalida canta meglio di lui la canzone. Tenco non ha con sé la pistola, una Walter Ppk, calibro 7,65, denunciata due mesi prima ai Carabinieri di Recco (Genova). Gli sarà riconsegnata a Sanremo da un componente della sua casa discografica, prova che non era partito per il Festival con intenzioni suicide. Al momento dell’esibizione (é penultimo in scaletta) la paura lo travolge. Prima di salire sul palco fa ricorso a un tranquillante. Il conduttore Mike Bongiorno, nota il suo malessere e cerca di incoraggiarlo: “Tu sei un vero artista – gli dice – ti devi impegnare a fondo per dimostrare quanto vali, così se questa canzone entrerà in finale, non sarà stato solo per la presenza di Dalida”. “Ecco, faccio questa canzone e ho finito”, risponde il cantautore. E aggiunge: “Sai Mike dove vorrei essere adesso? A dieci metri sott’acqua, con un mano il fucile”. Sale sul palco alle 22,15, pallido, tesissimo. L’orchestra fatica a stargli dietro. Sceso dall’Ariston, si addormenta su un biliardo. Gli comunicano che la sua canzone è stata bocciata. Torna nella sua stanza, nel seminterrato dell’Hotel Savoy, dove viene ritrovato in una pozza di sangue, da Dalida. “Io ho voluto bene al pubblico e gli ho dedicato cinque anni della mia vita”, lascia scritto su un biglietto, in cui spiega il suo gesto “come atto di protesta contro un pubblico che manda in finale ‘Io, tu e le rose’ e una commissione che seleziona ‘La rivoluzione’. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao, Luigi”.

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