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IL LUNGO SFOGO IN UNA LETTERA

Comune Bordighera sciolto per mafia, l'ex sindaco Bosio: "Scelta politica del ministro"




Bordighera - "Sono ancora convinto che il ricorso fosse giusto farlo come era giusto che venisse accolto perché smontava tutta la relazione del ministero dimostrando l’ingiustificato atto di scioglimento".

L'ex sindaco Giovanni Bosio ascoltato come teste in tribunale al processo contro i Pellegrino

Ho sempre sostenuto che il provvedimento di scioglimento del Comune di Bordighera fatto dal Ministro degli Interni, deliberato dal Consiglio dei Ministri e firmato dal Presidente della Repubblica fosse un atto abnorme, ingiusto ed anche politico”. Lo ha dichiarato, oggi, l’ex sindaco di Bordighera, Giovanni Bosio (Pdl), a pochi giorni dall’ordinanza del Tar del Lazio, che rigetta il ricorso presentato da buona parte dell’ex maggioranza di centrodestra, contro lo scioglimento del Consiglio comunale per mafia, avvenuto il marzo del 2011.

In una lunga lettera alle redazioni, Bosio, intende una volta per tutte uscire allo scoperto, dopo i mesi di silenzio e aggiunge: “Pur con tutto il rispetto dovuto alle istituzioni non si può non rilevare che il Prefetto di Imperia dott. Di Menna dopo aver analizzato il lavoro della commissione d’accesso che ha impiegato quattro mesi per esaminare l’attività amministrativa del nostro comune ha ritenuto in piena coscienza di scrivere al Ministro degli Interni che non sussistevano gli elementi che determinassero lo scioglimento degli organi elettivi. Il Ministro per contro ha deciso diversamente ed ha assunto una decisione senza tener conto del parere del rappresentante di Governo”.

IL TESTO DELLA LETTERA


Dopo mesi di silenzio da parte mia sento il dovere di intervenire a seguito della sentenza del TAR Lazio del 1 febbraio, ed intendo farlo ripercorrendo questo anno e mezzo trascorso dal Bliz del 13 Giugno 2010 con il quale sono state tratte in arresto diverse persone tra le quali alcune appartenenti alle famiglie Pellegrino e Barilaro per la presunta accusa, tra le altre, di aver minacciato in forma implicita, al fine di modificare il loro orientamento all’interno dell’amministrazione, gli assessori Sferrazza Marco e dott. Ugo Ingenito, i quali comunque in ogni sede hanno sostenuto di non aver mai subito le predette minacce.

La lettura dei quotidiani nei giorni a seguire hanno chiaramente ingenerato in me diversi sentimenti tra i quali quello di dimettermi e di far smettere quella gogna mediatica alla quale venivo sottoposto e che non ritenevo certamente di meritare. Al contrario io ho deciso di rimanere al mio posto proprio perche ritenevo di aver agito sempre secondo le regole e le leggi, guidando una amministrazione composta da persone per bene, mai condizionate da alcuno, con una struttura burocratica di primissimo ordine e di non temere alcun tipo di controllo o verifica.

Anzi ho ritenuto che dimettendomi avrei fatto un atto vile nei confronti della Città e che fosse giusto dare la possibilità alle istituzioni di verificare il nostro operato. Purtroppo contro ogni previsione il 10 marzo ci è stato comunicato lo scioglimento del Consiglio Comunale. Ho sempre sostenuto che il provvedimento di scioglimento del Comune di Bordighera fatto dal Ministro degli Interni, deliberato dal Consiglio dei Ministri e firmato dal Presidente della Repubblica fosse un atto abnorme, ingiusto ed anche politico.

Spiego meglio perché lo ritengo un atto politico: pur con tutto il rispetto dovuto alle istituzioni non si può non rilevare che il Prefetto di Imperia dott. Di Menna dopo aver analizzato il lavoro della commissione d’accesso che ha impiegato quattro mesi per esaminare l’attività amministrativa del nostro comune ha ritenuto in piena coscienza di scrivere al Ministro degli Interni che non sussistevano gli elementi che determinassero lo scioglimento degli organi elettivi.

Il Ministro per contro ha deciso diversamente ed ha assunto una decisione politica (come peraltro normale trattandosi di un politico) senza tener conto del parere del rappresentante di Governo e senza inviare nuovi ispettori per fugare ogni dubbio. La mia convinzione si è poi rafforzata dopo aver letto la relazione allegata all’atto di scioglimento: in definitiva gli episodi ritenuti rilevanti erano per lo più legati alla struttura burocratica amministrativa, ad eccezione delle presunte minacce al corpo politico.

Proprio questo ultimo aspetto era considerato come il cardine sul quale ruotava l’intero provvedimento per far comprendere il livello di condizionamento che subiva l’ente. Per questo il sottoscritto insieme alla maggioranza uscente ha ritenuto giusto di ricorrere al Tar Lazio per fare emergere la verità.

Il lungo processo alle persone arrestate con il bliz del 13 Giugno 2010, che ha visto la nostra partecipazione come parte civile, ha portato ad una sentenza di primo grado di assoluzione perché il fatto non sussiste per quanto riguarda le minacce rivolte al corpo politico. Il ricorso al quale hanno partecipato tutti gli amministratori ad eccezione di Sferrazza ed Ingenito che sono stati indicati come testimoni, è stato presentato nel giugno dell’anno scorso con una memoria molto articolata con la quale si è voluta far comprendere l’infondatezza dell’atto impugnatato.

Il ricorso è stato redatto in maniera ineccepibile da un collegio di quattro avvocati ai quali va il mio ringraziamento per la passione con la quale hanno svolto il loro incarico. In particolare l’avv. Pier Giuseppe Genna e l’avv. Giovanni Bormioli che non si sono risparmiati per dimostrare la fondatezza del ricorso. In totale le memorie presentate sono state tre ed i faldoni di documenti cinquantasei. Sono ancora convinto che il ricorso fosse giusto farlo come era giusto che venisse accolto perché smontava tutta la relazione del ministero dimostrando l’ingiustificato atto di scioglimento.

Ancora più convinto dopo aver finalmente potuto leggere la riservata relazione prefettizia, checoncludeva con il parere negativo allo scioglimento ed a seguito della assoluzione perché il fatto non sussiste di coloro che secondo l’accusa avrebbero minacciato in forma implicita e cercato di condizionare due assessori della nostra giunta. Come era possibile insomma essere stati condizionati da qualcuno il cui comportamento condizionante e di minaccia nei confronti dei miei due assessori Ingenito e Sferrazza è stato escluso da una sentenza di assoluzione degli autori perché il fatto non sussiste, cioè per un qualcosa che non esisteva e non era vero?

Giova ricordare che a Bordighera al contrario di tutte le altre città della nostra provincia non esiste alcuna Sala Giochi grazie al comportamento della mia Amministrazione ed al regolamento da noi adottato. Voglio ricordare che l’intento di questo ricorso era ed è quello di dimostrare la verità, di restituire l’onorabilità al sottoscritto ed alla amministrazione che ha ben operato per nove anni ma soprattutto nei confronti di Bordighera che ha subito un ingiusto trattamento. Non so fino a che punto i cittadini di Bordighera hanno compreso l’importanza di questo atto teso sopratutto a difendere il sacrosanto diritto di essere governati dall’organo elettivo da loro scelto ed ad annullare una accusa di collegamento mafioso che primi fra tutti gli stessi cittadini sanno non esistere.

E’ stato fatto nell’interesse di tutti, paradossalmente anche nei confronti di quelli che dopo aver condiviso tutte le scelte assunte dalla maggioranza, hanno abbandonato la nave per primi ed ora fa molto male leggere la sentenza con la quale viene bocciato. Fa male soprattutto perche non la ritengo giusta, fondata e motivata e credo che tutte le persone in buona fede che abbiano potuto leggerla non possano che essere d’accordo. Ritenere che sia sufficiente ai fini dello scioglimento il fatto che nel nostro territorio ci sia la criminalità organizzata anche se non vi sia dimostrazione di cedimento alcuno della parte politica agli ipotetici condizionamenti e quindi sviamento dell’attività amministrativa, è fatto che credo si commenti da solo.

Ora i nostri legali valuteranno le possibili azioni da intraprendere; da parte mia ci sarebbe una gran voglia di reagire e continuare, anche se capisco che è una battaglia davvero difficile da vincere, con la possibilità di ampia interpretazione delle regole dettate dalla legge n. 267/2000 e per l’importanza della nostra controparte. Posso solo dire per concludere di aver fatto tutto soltanto per amore ed interesse della mia Città, consapevole che alcuni possono considerare tale mio comportamento in senso negativo, che cioè sarebbe stato meglio essere passivi e subire gli eventi. Ho svolto campagne elettorali corrette stringendo la mano a tutti e parlando con tutti senza mai chiedere alcun favore e senza essere sceso a compromessi, raccogliendo tanti consensi. Sono convinto di aver subito un’enorme ingiustizia, che non sia stata compresa fino in fondo la passione che mi ha sorretto in tutti questi anni e che mi ha consentito di occuparmi della cosa pubblica, dedicando tutto me stesso.

Attendendo le decisioni dei nostri legali dico di essere davvero comportamento di quelle persone che hanno fatto in fretta a dimenticarsi del viaggio fatto insieme e del perseguimento dell’interesse pubblico che nella mia amministrazione mi ha sempre guidato. deluso da tutte queste avverse vicende.

Giovanni Bosio

11/02/2012

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