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Mostra su foibe

Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia: "Mostra a Ventimiglia è giustificazionista"




Ventimiglia - "Il Giorno del Ricordo, nel dettato e nello spirito della legge istitutiva, non ha alcuna connotazione o intento se non quello di restituire finalmente alla nazione pagine oscurate della sua storia e alle vittime italiane dell’odio nazionale e ideologico"
Nelle sale della Biblioteca Civica di Ventimiglia è allestita una mostra di impostazione evidentemente giustificazionista, se non negazionista, aperta a pochi giorni dal 10 Febbraio come accaduto in altre circostanze negli anni scorsi, con il palese intento – peraltro ormai relegato a frange dell’estrema sinistra che si richiamano a ideologie totalitarie ricusate dalla coscienza contemporanea – di contrastare le iniziative assunte per commemorare il Giorno del Ricordo; ma anche, più ampiamente, per tentare di condizionare la corretta conoscenza, da parte della pubblica opinione, degli eventi richiamati dal dettato della Legge istitutiva del 10 Febbraio.
Si apprende della mostra Foibe e crimini fascisti in Jugoslavia 1941-1945 allestita nelle sale della Biblioteca Civica con la consueta tempestività da parte di frange giustificazioniste e negazioniste sopravvissute alla fine storica delle ideologie totalitarie del Novecento, proprio in coincidenza con l’avvicinarsi del Giorno del Ricordo dell’esodo italiano dai territori di antico insediamento storico e degli eccidi delle Foibe. L’esposizione in oggetto ripropone, con ottusa e stantìa pervicacia, l’equazione fascismo-Foibe-esodo che la storiografia contemporanea e le istituzioni italiane – dal Quirinale alle Prefetture, dalle Camere alle Amministrazioni regionali, provinciali e comunali – commemorano ogni anno ufficialmente in ottemperanza alla Legge n. 92 del 2004 approvata pressoché all’unanimità dal Parlamento italiano ed osservata dal 2005 con la solenne commemorazione al Quirinale alla presenza e con gli interventi dei Presidenti Ciampi e Napolitano.
Tale iniziativa, come è evidente dalla presentazione diffusa alle agenzie, obbedisce ai decaduti dogmi della propaganda jugoslava e togliattiana, quando la storiografia contemporanea più accreditata ha finalmente riconosciuto che gli eccidi e l’esodo giulianodalmato non possono essere considerati, e tanto meno giustificati, come una sia pur eccessiva reazione alle violenze italiane: piuttosto una prova generale, in quel teatro martoriato, di quell’universo concentrazionario di cui parla Hanna Arendt, che la Jugoslavia intendeva e riuscì ad applicare alle terre italiane, nel palesato disegno annessionistico che a colpi di occupazione feroce puntava al condizionamento delle trattative di pace.
Il Giorno del Ricordo, nel dettato e nello spirito della legge istitutiva, non ha alcuna connotazione o intento se non quello di restituire finalmente alla nazione pagine oscurate della sua storia e alle vittime italiane dell’odio nazionale e ideologico l’omaggio del risarcimento morale, così come ha ripetutamente rimarcato il Presidente Napolitano nei suoi interventi susseguitisi dal 2007.
A quale grado sia giunto anche il percorso verso una reciproca ed inedita comprensione con i Paesi sorti dalla disgregazione dell’ex Jugoslavia lo prova l’omaggio congiunto, il 13 luglio 2010 a Trieste, dei Presidenti italiano Napolitano, sloveno Türk e croato Josipovic al monumento all’esodo giuliano-dalmato, un evento che ha trovato ampia eco nei media italiani e d’oltre confine. E, il 3 settembre 2011, l’incontro ufficiale tra Capi di Stato Napolitano e Josipovic nell’Arena di Pola, luogo simbolo dell’esodo della popolazione giuliana, al cospetto della comunità italiana residente e della popolazione croata oggi maggioritaria.
È dunque giusto che le giovani generazioni conoscano a quali aberrazioni sono giunti i regimi dittatoriali e totalitari, accanitisi nel Novecento contro popolazioni inermi per conseguire cinicamente obiettivi di espansione territoriale in nome di nazionalismi esasperati. La persecuzione e la espulsione della quasi totalità degli italiani autoctoni dall’Istria, da Quarnaro e dalla Dalmazia rientrano in questa categoria di crimini contro l’umanità.

Patrizia C. Hansen
ASSOCIAZIONE NAZIONALE VENEZIA GIULIA E DALMAZIA

08/02/2012

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