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Il Punto di Don Simonetti

Riflettere sulla vita e sul suo fine, un esercizio quanto mai opportuno




Sanremo - Alla morte non c'è scampo, ma questo cupo e tragico destino è stato infranto dalla luce di Cristo risorto, dal cui amore nulla, neppure la morte, può separare chi crede e spera in Lui, il Vivente
Siamo alle soglie di un mese, novembre, che con il ricordo dei defunti ci mette davanti alla realtà della morte e induce a riflettere sulla vita e sul suo fine, un esercizio quanto mai opportuno, al quale si dedica pochissimo tempo, oppure addirittura si cerca ogni modo per evitarlo. Non si vuole pensare, perché afferma Pascal "è cosa orribile sentirsi sfuggire tutto ciò che si possiede", così ci si butta nel rumore, negli affari, nelle preoccupazioni quotidiane e si spende ogni istante in un convulso agitarsi per paura del silenzio che porta a pensare. E’ una tragica ubriacatura che non risolve i problemi esistenziali, ma li aggrava nel rimuoverli continuamente. Il Siracide scrive "O morte, com’è amaro il tuo ricordo per l’uomo che vive sereno nella sua agiatezza" (41, 1). L'atteggiamento di fronte alla morte da parte degli uomini che del  benessere economico hanno fatto il fine della propria esistenza, conferma quanto è vera l’affermazione dello scrittore biblico. Parlare della morte è tabù, oppure è cosa disdicevole perché disturba e sconvolge. Così si tira avanti, si vivacchia, mentre si va inesorabilmente incontro al paventato evento, alla stregua di pesci catturati da una immensa rete a strascico. E questo causa un imbarbarimento dell’uomo, che smarrito il senso e il fine della vita, agisce in modo sempre più disumano pur di carpire qualche brandello di felicità contendendolo agli altri. Emerge l'egoismo esasperato, sono deteriorate le  relazioni interpersonali, perché caratterizzate da una punta di cinismo nel mondo trasformato in una bolgia infernale di disperati, che si dibattono per farsi spazio, sentendo però l'alea di un evento, la morte, da cui non c’è scampo. Ma questo cupo e tragico destino è stato infranto dalla luce di Cristo risorto, dal cui amore nulla, neppure la morte, può separare chi crede e spera in Lui, il Vivente. Guardare in faccia alla morte aiuta il buon vivere e prepara alla Vita.

In allegato "Il Punto" in versione audio

di Don Giacomo Simonetti

29/10/2011

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