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Politica internazionale

L'associazione P.E.N.E.L.O.P.E. esprime solidarietà per la liberazione di Sakineh Mohammadi Ashtiani




Iran - Sakineh Mohammadi Ashtiani rinchiusa nel braccio della morte, costretta ad ammettere sotto tortura colpe non commesse, ha mobilitato attorno al suo caso migliaia e migliaia di coscienze

Sakineh Mohammadi Ashtiani

Noi, donne dell’Associazione P.E.N.E.L.O.P.E.”, ci uniamo ai cori internazionali di protesta, che, su iniziativa della Francia, premono
sull’Iran degli Ayatollah, per dire : “ BASTA CON LE CONDANNE A MORTE.
VOGLIAMO LA LIBERAZIONE DI SAKINEH”, una vedova iraniana, incarcerata a Tabriz, nell’Azerbaijan iraniano.

L’Accusa? Adulterio. La condanna? Lapidazione.

Sakineh Mohammadi Ashtiani rinchiusa nel braccio della morte, costretta ad ammettere sotto tortura colpe non commesse, ha mobilitato attorno al suo caso migliaia e migliaia di coscienze: intellettuali, artisti, sindacati, personalità politiche, gente comune, che inorridiscono all’idea che nel XXI secolo venga condannata a morte una donna perché donna.

Il femminicidio, come atto di barbarie sociale, è stato più volte denunciato dalla nostra Associazione con iniziative culturali e aderendo nel 2009 alla proposta dell’UDI “ L’Anfora, staffetta contro la violenza alle donne”, che percorrendo tutta l’Italia, per un anno intero ha sensibilizzato al tema della violenza nei confronti delle donne, per mano di uomini che le
ritengono loro oggetti personali.

Ciò nonostante le donne continuano ad essere uccise, sfregiate, torturate o condannate alla lapidazione, secondo leggi coraniche che contraddicono una dottrina di pace, amore e tolleranza, qual è l’Islamismo.

Anche lo scrittore Roberto Saviano col suo “Nessuno tocchi Sakineh”, aderendo all’iniziativa “Lettera a Sakineh”, scrive che lapidarla significa lanciare una sasso contro ogni donna.

Noi, donne di P.E.N.E.L.O.P.E. questo sasso vogliamo fermarlo. Come vogliamo fermare ogni mano che si leva contro il diritto di ogni donna di decidere del proprio destino, ci uniamo alla voce di quanti vogliono la sua liberazione, ci uniamo all’accorato appello dei suoi figli che chiedono, in prima persona, libertà per la loro mamma, di cui conoscono l’innocenza.

Se alla prima signora di Francia: Carla Bruni, alcuni giornali iraniani hanno dato della “prostituta” per avere inviato messaggi di solidarietà a Sakineh, anche noi donne di P.E.N.E.L.O.P.E. siamo liete di prenderci questo insulto, se è il prezzo da pagare per la sua liberazione.

Invitiamo tutte le donne e gli uomini a firmare per la liberazione di Sakineh attraverso i siti:
www.repubblica.it, www.liberation.fr, www.amnestyinternational.it.

02/09/2010

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