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Porto di Imperia
La replica di Zagarella e Verda alle dichiarazioni di Gazzano e Montesano

Giuseppe Zagarella
Leggiamo le dichiarazioni di Gazzano e Montesano e ci troviamo costretti a replicare.
I due colleghi del PDL, infatti, non smentiscono la pessima abitudine a intervenire senza prima documentarsi adeguatamente.
Allora è bene, in attesa di conoscere non solo le motivazioni del PM ma anche le eventuali decisioni del GIP, chiarire loro alcuni aspetti.
1. I sottoscritti non sono soliti sollecitare interventi della magistratura, tanto meno interventi di sapore strumentale o elettorale; restiamo infatti convinti del fatto che la magistratura (tutta) non abbia colore politico, ma faccia il suo lavoro; la magistratura si esprime, qualche volta può anche sbagliare, ma mai ci sentirete parlare di decisioni politiche da parte della magistratura, anche dovessimo (e non è detto che in questo caso lo facciamo) dissentire dalle sue conclusioni;
2. l'esposto all'epoca fu presentato non alla magistratura, bensì agli Enti coinvolti nella procedura della Conferenza dei Servizi, ed in particolare al Comune di Imperia, alla Regione Liguria ed alla Capitaneria di Porto di Imperia; alla Procura fu inviata solo comunicazione "per conoscenza";
3. fu la Capitaneria di Porto di Imperia, organismo di Polizia Giudiziaria sul Demanio Marittimo, a constatare (evidentemente) delle irregolarità nella realizzazione del capannone, tanto da inviarne notizia alla Procura della Repubblica;
4. fu poi il direttore dei lavori e progettista, Arch. Morasso ad inviare al Comune istanza di sanatoria e richiesta di accertamento di compatibilità paesaggistica;
5. fu poi il Comune e la Commissione Edilizia Integrata del Comune di Imperia a emettere nei confronti della Porto di Imperia SpA una sanzione ambientale di € 30.000.
Ciò detto, in attesa che Montesano e Gazzano o chi per essi ci chiedano i danni (per quanto ci riguarda non aspettiamo altro, non siamo soliti lasciarci intimorire da minacce più o meno velate), ci spieghino, forti della loro sicumera, perché non li chiedano a Capitaneria di Porto, progettista e direttore dei lavori, Commissione Edilizia Integrata, Comune di Imperia.
Perché delle due l'una:
- o "non ci fu abuso" e "non ci fu irregolarità", e allora la cantonata l'han presa tutti coloro che nel merito si son dovuti esprimere, ivi compresa la Capitaneria che ha rilevato il fatto, l'Arch. Morasso che ha addirittura presentato istanza per sanare la questione e il Comune che ha sanzionato la società;
- o l'abuso, la costruzione in difformità dai titoli autorizzativi, come noi pensiamo (e continuiamo a pensare), ci fu.
Se poi questa sia sanabile, in che modalità e forma, con quale procedura, è altra storia.
Resta poi il fatto che, se dovesse passare il criterio illustrato dai giornali, ovvero che in caso di difformità dai titoli autorizzativi sia sufficiente non superare le volumetrie autorizzate, questo costituirebbe un precedente preoccupante nel panorama giuridico in materia urbanistica e demaniale (che ribadisco essere diversa e più cogente rispetto alla normale normativa urbanistica). Con questo criterio a fronte di un'autorizzazione a costruire un edificio della pianta di 10 metri per 30 ed alto 10 (3 piani) potrei realizzarne uno della pianta di 10 metri per 10 ed alto 30 (10 piani) senza far altro che pagare una sanzione ambientale, e forse neppure quella, perché il volume sarebbe lo stesso.
Restiamo comunque in fiduciosa attesa di conoscere nel merito gli sviluppi della questione.
Giuseppe Zagarella
Paolo Verda
07/04/2010
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