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Il doppio bonus ai frontalieri, scambio epistolare di un pensionato
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Molti dei frontalieri lavorano al principato di Monaco
Ho sempre invidiato i frontalieri che sino agli anni novanta guadagnavano il doppio con il cambio, in Italia risultavano nulla tenenti, in quei anni non hanno mai pagato una lira di tasse e mi passavano sempre davanti in qualsiasi graduatoria, per i buoni mensa, per i buoni libri, per le casa popolari, sui contributi che il Comune dava alle famiglie, hanno sempre preso gli assegni familiari con una quota massima, i Tichet non li pagavano, erano esenti da tutto, in quanto in Italia risultavano senza reddito.
Eppure usufruivano e tutt’ora utilizzano tutte le strutture che lo Stato ha costruito, e elargisce sotto forma di servizi, con le tasse di chi le ha pagate, e le paga, le strade, le ferrovie, l’energia elettrica, le scuole, la sicurezza, Carabinieri, Polizia, Finanza, Guardie Forestali, Vigili del fuoco, la sanità con gli Ospedali, i medici di famiglia, le vaccinazioni, la case di riposo, inoltre pare che possano scegliere dove farsi curare in quanto in Francia o a Monaco versano un contributo per l’assistenza, l’infortunio e la previdenza, e sappiamo tutti della differenza tecnologica e assistenziale esistente tra noi e Nizza o Montecarlo.
Da dieci anni con una norma li hanno paragonati come gli altri cittadini che lavorano in Italia, quindi con dei redditi da lavoro su cui pagare, usufruendo anche loro della detrazione di 8 mila euro sul reddito, sulle tasse, qualcuno si è inventato con la storia che lavorano all’estero un ulteriore bonus fiscale di 8 mila euro, quindi hanno una esenzione sino a 16 mila euro, dopo quella cifra cominciano a pagarle, con le percentuali stabilite.
Faccio un esempio (per un reddito di un lavoro in Italia di 20.000 euro annui, meno gli 8 mila pagherà il 23% sui 12 rimanenti versando 2.760 euro di Irpef e tutte le altre addizionali e gabelle rapportate a quel reddito)
Per u n frontaliere 20.000 meno 8 e ulteriori 8, uguale 16 ne rimangono 4.000 dove verrà applicato il 23% di irpef, il versamento sarà di 920 euro. Perché?
Non capisco perché stiamo assistendo a dichiarazioni di diversi politici che fanno a gara per chi è più contento, ed a prendersene il merito, forse per prendersi i voti, e degli altri lavoratori che come me hanno lavorato e pagato le tasse pur lavorando quasi sempre distante dalla propria abitazione oltre trenta km, vorrei chiedere a questi politici quali bonus hanno in mente per me, per noi?.
Secondo me non far pagare le tasse è un demerito, e dovrebbero per contropartita differenziare e far avere più servizi ai cittadini che lavorano in Italia, ed a chi paga le tasse.
Intanto io questi opportunisti non li voterò, a qualsiasi schieramento politico appartengono, e dovrebbero ben riflettere tutti gli altri cittadini che si sono trovati e si trovano nelle mie stesse condizioni.
Bonus Frontalieri, Roberto Parodo del FAI risponde a lettore
Roberto Parodi, segretario dell'associazione FAI (Frontalieri Autonomi Intemeli), risponde al pensionato di Camporosso sul bonus foscale per i frontalieri.
"In risposta all'amico pensionato di Camporosso che ha scritto a codesta redazione criticando il bonus fiscale rinnovato in questi giorni dal Governo Italiano. Purtroppo l'ignoranza in materia è molto alta e si ha la sensazione che chi lavora all'estero soprattutto nel Principato, dove la ricchezza è nota, guadagna molto di più che in Italia. Ecco alcune delle sperequazioni, tratte da una relazione consegnata al Governo Italiano, a motivare le agevolazioni fiscali per i frontalieri.
1. Tredicesima mensilità
Al lavoratore dipendente frontaliere italiano sono retribuite 12 mensilità di stipendio o salario, non avendo diritto alla tredicesima mensilità.In conseguenza, guadagna nell’anno lavorativo, mediamente, l’8 % in meno di un lavoratore italiano che svolge la propria attività lavorativa in Italia.
2. Trattamento di fine rapporto (TFR) trattamento di fine rapporto nel Principato di Monaco non è previsto e, pertanto, non è applicato da alcun datore di lavoro. In conseguenza, lo stipendio o il salario del lavoratore dipendente frontaliero italiano, subisce un ulteriore diminuzione in ragione del’8 %, rispetto al lavoratore dipendente in Italia.
3. Garanzia del posto di lavoro Il lavoro, nel Principato di Monaco, è subordinato ad un “permesso di lavoro”, revocabile, per qualsiasi causa, di rilevanza penale, anche estranea al rapporto. Non vige alcuna forma di tutela del lavoratore licenziato.
Ogni datore di lavoro ha facoltà di licenziare qualsiasi lavoratore dipendente, in qualsiasi momento.
Il lavoratore può appellarsi all’Ufficio competente, per ottenere un indennizzo od un assegno di disoccupazione a tempo determinato.
Per le assunzioni, è data precedenza ai cittadini del Principato o residenti nel suo territorio e, quindi, ai cittadini francesi
residenti in Francia.
Nei casi di licenziamenti causati da situazioni di crisi o dissesto del datore di lavoro, si applica un ordine di priorità
inverso: prima i lavoratori stranieri non residenti, italiani compresi, quindi, i cittadini francesi residenti in Francia e, in
ultimo, i cittadini residenti nel Principato.
4. Aumenti salariali derivanti dal rinnovo dei contratti collettivi o dall’aumento del costo della vita Nel Principato di Monaco non sono previsti contratti collettivi di lavoro. L’unico tipo di stipendio avente diritto all’aumento automatico indicizzato al costo della vita è quello di base, c.d. “SMIC”, definito dal Governo Francese e adottato da quello di Monaco. E’ percepito da un numero esiguo di lavoratori in quanto corrisponde ad un livello di qualifica professionale molto basso.
5. Stato di malattia Per i lavoratori dipendenti nel Principato di Monaco i primi 3 giorni di malattia non sono retribuiti (dal
datore di lavoro, né dalla C.C.S.S. -istituto di previdenza sociale-).
Nei giorni successivi, il nominato istituto riconosce fino al 50 % dello stipendio. Sino al 46° giorno di malattia, può sopperire un’assicurazione facoltativa stipulata dal lavoratore, a spese proprie o dal datore di lavoro, a seconda degli accordi aziendali.. Nel caso di un secondo o di più periodi di malattia nello stesso anno solare, i primi giorni non retribuiti aumentano di numero, decurtando sensibilmente la retribuzione netta del lavoratore.
6. Stato di maternità Nel Principato di Monaco la lavoratrice madre ha diritto a 16 settimane di congedo per maternità, contro 21 settimane di cui fruisce la lavoratrice madre in Italia.
7. Oneri sociali I lavoratori dipendenti frontalieri italiani, versano al Principato di Monaco gli “oneri sociali” in misura superiore, rispetto ai lavoratori italiani; più in particolare:
+ 3,29 % per impiegati e operai,
+ 8,3 % per quadri.
8. Copertura sanitaria I lavoratori dipendenti frontalieri italiani, non hanno copertura sanitaria quando sono nel Principato.
In caso di malessere devono pagare di tasca propria le spese sanitarie nonostante gli siano prelevati dallo stipendio contributi specifici.
Lo stato Italiano percepisce 5.000.000 di euro dal Principato per la copertura sanitaria ma viene solo assicurata in Italia e non è previsto alcun rimborso per spese effettuate a l'estero.
Normalmente il lavoratore frontaliere passa dalle 10 alle 12 ore al giorno nel principato senza alcuna copertura sanitaria trovandosi a pagare, se sta male due volte lo stesso servizio, uno con le ritenute in busta paga l'altro con le fatture mediche di cui ha bisogno.
9. Trasporti
Non esiste nessun mezzo pubblico su strada che assicura il viaggio tra l'Italia e il Principato di Monaco
Non tutte le linee ferroviarie arrivano in Italia.
Il costo di un biglietto andata e ritorno da Ventimiglia (città di confine)a Monaco è di euro 6,10.
Il costo di un biglietto autobus andata ritorno da Mentone (prima città in territorio Francese) a Monaco è di euro 2 un terzo di quello italiano.
Di recente sono state aggiunte 5 linee ferroviarie per il trasporto dei pendolari nel Principato, ma purtroppo si fermano
oltre confine e i nostri frontalieri ne vengono tagliati fuori.
Nel principato non esistono parcheggi liberi chi è obbligato ad utilizzare i propri mezzi si trova a sostenere le spese di stazionamento.
Tenendo conto che tali costi non sono detraibili e vengono considerati dal fisco Italiano come utile, essi sono soggetti ad imposta sul reddito.
Le situazioni di sperequazione sopra sinteticamente indicate determinano una riduzione dello stipendio o salario del lavoratore italiano frontaliere nel Principato di Monaco, nelle misure percentuali seguenti:
1 impiegati e operai, 20%
quadri, 25%.
Secondo il parere espresso da autorevoli tributaristi, il sistema fiscale vigente in Italia per i frontalieri nel Principato di Monaco, è soggetto ad un sindacato di costituzionalità sotto un duplice profilo:
1 - la violazione dell’art. 3 della Costituzione della Repubblica Italiana, a tutela dell’uguaglianza, formale e sostanziale,
di tutti i cittadini, e volto alla rimozione di ogni tipo di ostacolo alla realizzazione di tale uguaglianza,
2 - la violazione dell’art. 53, che impone di salvaguardare il principio di capacità contributiva e di tenere conto dell’effettiva attitudine di ciascuno a contribuire alle spese pubbliche.
Il Dipartimento delle Entrate del Ministero delle Finanze, con lettera del 27 settembre 2000, indirizzata alla Direzione Regionale delle Entrate per la Liguria, escluse i frontalieri pensionati dal godimento della franchigia fiscale concessa ai frontalieri in servizio (di cui al paragrafo 2) sulla base in un’interpretazione della norma, letterale e vessatoria: “la norma non è applicabile in quanto riferita esclusivamente ai redditi derivanti dal lavoro prestato, cioè quelli percepiti nel periodo in cui l’attività lavorativa è effettivamente svolta, e non anche nella fase successiva alla cessazione del rapporto di lavoro dipendente, remunerata attraverso i trattamenti pensionistici; in mancanza di una espressa esclusione normativa, ai redditi da pensione si rende applicabile la norma generale che stabilisce per i soggetti residenti nello Stato l’imponibilità di tutti i redditi percepiti, ovunque prodotti, fatto salvo quanto previsto dalle convenzioni internazionali”.
Tale interpretazione è contestata dal Garante del Contribuente, Ufficio della Liguria, il quale, con deliberazione del 16
novembre 2004, afferma che:
1 - “ai sensi dell’art. 46, comma 2, del D.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917, le pensioni relative ai redditi di lavoro
dipendente sono parte costituente di detti redditi, sia in base all’interpretazione letterale della norma, sia in base
ll’interpretazione concettuale, costituendo, la pensione, una retribuzione differita;
2 - le disposizioni legislative relative ai redditi di lavoro devono intendersi riferite anche alle pensioni che sono conseguenti al lavoro svolto;
3 - tali disposizioni hanno come presupposto per la concessione dell’agevolazione che i redditi derivino da lavoro dipendente prestato all’estero, senza alcun riferimento temporale al momento in cui la prestazione è avvenuta”.
Queste son alcune delle sperequazioni che motivano un agevolazione fiscale. Spero di essere stato utile al caro amico
di Camporosso, spiegando come realmente stanno le cose. Attualmente chi si occupa dei frontalieri è una associazione composta da lavoratori che ha fatto quello che lo Stato e i sindacati dovrebbero fare.
L'associazione FAI (Frontalieri Autonomi Intemeli) ha noleggiato in proprio,sopperendo alle mancanze delle istituzioni, un autobus per i trasporto dei lavoratori. Abbiamo organizzato corsi di lingua Francese gratuiti. Siamo riusciti ad instaurare una contrattazione con il Governo che ha portato il rinnovo del bonus fiscale anche per il 2011.
Oggi l'associazione può contare sul supporto di due Ministri e un trentina tra Deputati e Senatori che hanno capito le
nostre problematiche, questo grazie agli incontri effettuati dalla FAI.
Sopperiamo dove mancano i sindacati Italiani, ai quali probabilmente per motivi di tesseramenti e Caf, fa comodo che i
lavoratori e pensionati frontalieri abbiano dichiarazioni dei redditi da compilare.
Oggi con il rinnovo del bonus fiscale abbiamo avuto una boccata di ossigeno ma in questo momento siamo già lavorando a supporto di un legge".
Redazione
Doppio bonus lavoratori frontalieri
Ho letto la missive del pensionato che non è molto perplesso sulla concessione del doppio bonus fiscale concesso ai lavoratori frontalieri e devo dire che molto probabilmente ha ragione, perché anch’io mi sono trovato nelle stesse condizioni quando cerano da rispettare delle graduatorie in base ai redditi sulla concessione dei benefici o sugli aiuti concessi dai comuni, o per le assegnazioni delle case popolari. Dal 1978 pago tutte le tasse da qualsiasi parte arrivano comprese le addizionali percentualizzate al reddito, Regionali, Provinciali Comunali, ancor prima di prendere lo stipendio, mentre i frontalieri sino agli anni novanta in Italia non pagavano l’RPEF, e, con il cambio a volte arrivavano a percepire il triplo dello stipendio di un lavoratore non frontaliero, usando naturalmente tutti i servizi e le strutture costruite con le tasse di chi le ha sempre pagate.
Dopo di all’ora quando sono stati equiparati a lavoratori dipendenti che percepiscono un reddito, non più indigenti, con i bonus ed il doppio bonus hanno cominciato a pagare dopo la quota esente, attualmente 16.000 mila euro, se dopo le varie detrazioni sui carchi familiari, non superano la quota minima di reddito (2.840,00) non pagano nulla. (in pratica parrebbe che, se il loro reddito annuale ammonta a 18.840,00 euro non pagano l’irpef e le loro addizionali aggiuntive.)
Vorrei far presente al Sig. Parodi alcune mie riflessioni.
Sono un dipendente pubblico abito a Bordighera, mi reco tutti i giorni a Bussana che dista dalla mia abitazione circa 20 km, i mezzi pubblici ci sono ma se prendo l’autobus devo cambiarne due, se prendo il treno devo poi raggiungere il posto di lavoro prendendo un altro autobus, all’ora insieme ad un collega andiamo in auto dividendo le spese (200.000 euro mensili circa il 20% del mio stipendio). Cosa dovrebbero dire i pendolari che si recano tutti i giorni a Genova? (chiederemo un doppio bonus anche noi) nello stesso tempo se ci verrà accordato chiederemo di non usufruire più dei servizi che gli altri cittadini pagano con le loro tasse, di non usare più i trasporti pubblici, gli ospedali, le scuole, le strade, i servizi sociali, se per caso avremo un incidente che non si presenti un’ambulanza, o se saremo coinvolti in qualche problema che richiede l’intervento dei vigili del fuoco, guai a loro se si fanno vedere, o se subiamo un’ingiustizia una rapina, non vogliamo l’intervento delle forze dell’ordine, ed infine non ci portino in nessun cimitero comunale.
Alcune precisazioni e comunicazioni al sig. Parodi, dell’associazione dei frontalieri. I dati di un CUD di un lavoratore dipendente Italiano:
totale reddito: 25.000,00 - IRPEF 5.000 mila euro - add. Irpef regionale 250.00 euro - addizionale Irpef comunale 150.00 euro.
Ritenute previdenziali e assistenziali 9.000 euro TFR 1.000 euro. Sarebbe interessante sapere quant’é il reddito e le trattenute di un frontaliere.
La tredicesima la costruisco versando mensilmente una quota del mio stipendio.
Il TFR lo verso mensilmente con una quota del mio stipendio.
I fondi della cassa integrazione sono stati costruiti versando mensilmente una quota dello stipendio.
Per quanto riguardano i licenziamenti, il pensionato sicuramente avrà cambiato tanti datori di lavoro, sarà stato licenziato magari ogni anno, sappiamo che nell’edilizia non esiste posto fisso, per quanto mi riguarda esiste la mobilità in caso di esuberi, ed anche da noi ci sono della graduatorie di anzianità.
Gli aumenti salariali sono contrattati ed esistono dei contratti nazionali e locali ma concessi in base alla svalutazione programmata, come in Francia o Montecarlo.
Per l’indennità durante la malattia i fondi malattia sono costruiti con una quota cospicua mensile dello stipendio, sono pagati anche i primi tre giorni, ed è corrisposta sino a nove mesi al 80% e poi diminuisce.
Sono tutte conquiste dei lavoratori italiani avute tramite le organizzazioni sindacali, se voi non ci riuscite visto che siete i loro rappresentanti, o cercate la luna o vuol dire che non siete adatti e capaci.
In pratica sig. Parodi tutte le agevolazioni che Lei crede ci siano nei confronti dei lavoratori non frontalieri, sono spese a carico nostro, le spese sociali le paghiamo ogni mese attraverso le trattenute ed a fine anno con il conguaglio compresa l’IRPEF attraverso la denuncia dei redditi.
Per quanto riguarda la quota citata di 5.000.000 milioni di euro che lo stato italiano incassa da Montecarlo, e dalla Francia, da una indagine risultano essere i rimborsi delle spese sostenute dai frontalieri in Italia; inoltre mi risulta che l’assistenza sanitaria urgente è garantita a tutti in tutti gli stati, anche noi quando andiamo in Francia o Montecarlo paghiamo e poi veniamo rimborsati, in quanto in Francia ed a Monaco vige il sistema indiretto.
Sono d’accordo con lui quando dice che al momento del voto non sceglierà chi ha contribuito e continua a creare questa situazione anomala, sui quotidiani fanno la gara per prendersene i meriti.
Un lavoratore dipendente d’Italia
di Un pensionato
07/03/2010
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