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Venerdì 03 Settembre 2010 | Ultimo aggiornamento 10:05

Imperia

Privatizzazione acqua: mozione approvata ieri dal Consiglio Comunale di Imperia

Imperia - Giuseppe Fossati: "Contrariamente a quanto sostiene qualcono che non ha capito -o fa finta di non aver capito- la legge sancisce e ribadisce che il bene acqua è un bene pubblico e che il servizio di erogazione deve essere governato dal pubblico"

Giuseppe Fossati

Quanto è avvenuto ieri in Consiglio Comunale è veramente paradossale e denota lo stato di totale confusione in cui si dibatte l’opposizione imperiese.
In breve i fatti.
A novembre il Cons. Indulgenza ha presentato una mozione diretta ad inserire nello Statuto del Comune di Imperia il principio secondo cui l’acqua deve essere e rimanere un bene pubblico e di cui deve essere assicurata la piena fruibilità ai cittadini.
La mozione, di fatto, ricalcava una precedentemente approvata dal Consiglio Comunale, ma, con tale nuova iniziativa, il Cons. Indulgenza proponeva di “costituzionalizzare” detto principio, inserendolo nello Statuto Comunale, con la precisazione che il servizio idrico integrato costituisce servizio pubblico locale “privo di rilevanza economica”.
Di fronte a tale proposta, quale capogruppo del PdL, chiedevo ed ottenevo un rinvio della pratica, per approfondire la portata e l’ammissibilità giuridica di tale ultima espressione.
La questione era ed è molto complessa, in quanto si intrecciano ed accavallano normative di diverso rango, comunitario, nazionale, regionale.
In estrema sintesi, sulla scorta essenzialmente della normativa comunitaria, detta questione può così riassumersi: costituiscono servizi pubblici locali privi di rilevanza economica quei servizi che non sono suscettibili, nemmeno potenzialmente, di avere una redditività, e quindi una competizione sul mercato e ciò ancorché siano previste forme di finanziamento pubblico, più o meno ampie, dell’attività in questione.
Stante tale definizione, assolutamente pacifica e condivisa da tutti i commenti dottrinali, oltre che da tutte le sentenze del Consiglio di Stato e dei T.A.R., è evidente che, piaccia o non piaccia,  la gestione del servizio idrico costituisce, senza dubbio, un servizio di rilevanza economica. Del resto, tutte le società che già oggi erogano detto servizio, pubbliche o private che siano, non ultima la nostra AMAT, producono utili ovvero possono, potenzialmente, produrli.
Stando così le cose, nel Consiglio di ieri sera ho ribadito come il P.d.L. sia, da sempre, contro la privatizzazione dell’acqua; come del resto sancito dall’inequivocabile tenore del decreto Ronchi, che ribadisce come l’acqua sia e debba rimanere un bene pubblico, e come la fissazione dei livelli quantitativi e qualitativi del relativo servizio di erogazione, così come la fissazione delle tariffe, debbano rimanere di esclusiva competenza del pubblico.
Ho inoltre richiamato il chiaro disposto della convenzione sull’ATO approvata a novembre dal Comune di Imperia secondo cui, in ottemperanza alla legge nazionale e regionale, tale principio viene ribadito, attribuendo all’assemblea dell’ATO (costituita dai rappresentanti dei Comuni) la competenza a stabilire le tariffe, nonchè il livello qualitativo e quantitativo del servizio.
Contrariamente a quanto sostiene qualcono che non ha capito -o fa finta di non aver capito- la legge sancisce e ribadisce che il bene acqua è un bene pubblico e che il servizio di erogazione deve essere governato dal pubblico.
Non è in atto nessuna privatizzazione dell’acqua.
Ciò che la normativa prevede di affidare a società private o miste è il servizio di erogazione dell’acqua, in ottemperanza al principio comunitario della libera concorrenza e del principio liberale per cui, spesso (anche se non sempre) il privato riesce a coniugare meglio l’efficienza del servizio con la sua gestione secondo criteri di economicità.
In tale quadro, ho proposto di modificare la mozione nel senso di confermare la richiesta di “costituzionalizzare” nello Statuto del Comune il diritto all’acqua e la natura di bene pubblico dell’acqua, escludendo però la definizione del servizio di ergoazione come “privo di rilevanza economica” (senza peraltro voler introdurre una diversa definizione), in quanto non conforme al quadro normativo vigente.
Del resto, ho fatto notare come una tale definizione, che comporta quale conseguenza la necessità di gestione diretta del servizio da parte del Comune  o da parte di società integralmente pubblica, avrebbe posto in contrasto lo Statuto del Comune con la gestione dell’AMAT che, ricordo, in base alle norme transitorie previste dal decreto Ronchi, potrà proseguire quanto meno sino al 2032!
A questo punto, si è consumato lo psicodramma dell’opposizione e del Cons.Indulgenza che…..ha votato contro la mozione che aveva proposto e che era stata sì modificata in una parte importante, ma che restava immutata nel suo valore politico e di principio.
Sono stati così solo i consiglieri del PdL e della Lega ad aver deliberato di inserire nello Statuto il diritto all’acqua e la natura pubblica di tale bene, mentre l’opposizione ha votato contro tale inserimento!
Francamente sono perplesso.
Ciò che conta è che i cittadini sappiano:
a) che l’acqua è e rimane pubblica;
b) che lo Statuto del Comune di Imperia (con il voto contrario della minoranza!) “costituzionalizzerà” detto principio,
c) che le tariffe ed il livello qualitativo e quantitativo del servizio saranno decise dagli Enti Pubblici;
d) che, per quanto concerne il Comune di Imperia, l’AMAT potrà a gestire il servizio, come fa egregiamente da decenni, quanto meno sino al 2032.
Con buona pace dei catastrofisti di professione, quindi, abbiamo ancora qualche anno per articolare dotte disquisizioni sulla rilevanza economica o meno del servizio.

In allegato il testo della mozione

Giuseppe Fossati
Capogruppo P.d.L.

di Manuela Consonni

19/02/2010


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