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Martedì 09 Febbraio 2010 | Ultimo aggiornamento 08:08

Situazione preoccupante

La Cicadella e la siccità stanno mettendo in ginocchio le coltivazioni di lavanda

Sanremo - L'allarme è stato lanciato dalle autorità agricole francesi che non hanno escluso la possibilità che il parassita possa giungere nel Ponente ligure

Le ben note coltivazioni di lavanda, la piantina che viene impiegata sopratutto nell’industria cosmetica dopo averne opportunamente estratto il deliziosissimo principio attivo, sono in pericolo in tutta la Francia Meridionale e soprattutto sugli altipiani provenzali di Valensole, Riez e Digne da sempre sue zone di produzione tipica che da qualche anno possono pure fregiarsi del marchio Doc per questa tipologia di coltivazione. Due sono i fattori principali che hanno determinato tale drammatica situazione: da un lato l’incredibile riproduzione di un parassita, volgarmente chiamato Cicadella, che attacca inesorabilmente la violacea piantina e la secca in poco tempo; dall’altra il cambiamento climatico, che ha reso sempre più rare le nevicate invernali sugli altipiani della Bassa Provenza, accompagnato da estati sempre più torride. Quest’anno il raccolto in tutta la Francia meridionale è stato pari ad un terzo di quello della stagione 2007, che già non era stato un granché. L’allarme l’hanno lanciato le associazioni maggiormente rappresentative dei coltivatori provenzali che già hanno provveduto a trasmetterlo ai loro colleghi italiani, specialmente a quelli della Riviera ligure di ponente. L’Imperiese e l’Ingaunia, infatti, sono anch’esse regioni tipiche per la coltivazione di questo particolare prodotto ed anche se questa è stata quasi dappertutto abbandonata durante i famosi anni dello spopolamento montano a favore delle città costiere, non sono pochi i giovani che, negli ultimi anni, l’hanno ripresa in paesi come Carpasio, Rezzo, Pornassio, Nava ed in alta valle Penneivara.In questa difficile fase di rilancio di una coltivazione che storicamente appartiene alla cultura agricola delle valli dell’entroterra sanremese, imperiese ed ingauno, una crisi dettata da ragioni fito- sanitarie sarebbe veramente un colpo mortale per le speranze di rinascita di molti borghi quasi abbandonati i cui abitanti strenuamente, giorno dopo giorno, conducono una lotta impari per impedirne la definitiva morte. Intanto però in altre regioni dell’Unione europea come nella romena Transilvania la coltivazione della lavanda sta di mese in mese occupando sempre maggiori superfici ed inizia a fare seriamente concorrenza a quella provenzale. Probabilmente ciò è dovuto al fatto che nel paese danubiano minori sono i costi della manodopera e maggiori le sovvenzioni economiche, erogate alle povere popolazioni agricole di quelle contrade, da parte dell’Unione Europea. Un’ipotetica guerra commerciale tra la Provenza, ed il nostro Ponente ligure, da una parte, e la Transilvania dall’altra sarebbe però deleteria sotto ogni punto di vista e forse perdente per i coltivatori franco- italiani anche perché il clima transilvanico, inverni nevosi ed estati piovose e fresche, è favorevole : bisognerebbe piuttosto trovare una sinergia tra tutti i coltivatori europei di questa piantina al fine di escogitare il miglior sistema anti- parassitario per determinare la scomparsa della famigerata Cicadella, magari, studiando varietà di Lavanda maggiormente resistente ai parassiti e più incline ad adattarsi ai climi ormai aridi del Sud Europa.

di Sergio Bagnoli

20/08/2008


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