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Sanremo, l’Anpi ricorda i giovani partigiani fucilati dai repubblichini nel 1945

Si terrà domenica 23 febbraio in corso Inglesi, nei pressi di Villa Junia

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Sanremo. Domenica 23 febbraio in corso Inglesi, nei pressi di Villa Junia verranno ricordati i giovani partigiani fucilati dai repubblichini nei mesi di gennaio e febbraio 1945.

«Per opera di spie, i bersaglieri repubblichini di stanza a Bajardo il 17 gennaio 1945 arrestarono cinque giovani: Giobatta, Silvio, Mario, Luigi Laura, tutti con lo stesso cognome sebbene non fossero appartenenti alla stessa famiglia.
In un primo momento, non avendo trovato armi, essi furono solo obbligati ad apporre la firma mattina e sera e spaccare la legna per la cucina dei bersaglieri.

In un secondo tempo furono portati in Comune, dove furono interrogati e barbaramente torturati per tutta la notte; il giorno seguente vennero spostati a Sanremo. L’Anpi custodisce la testimonianza del fratello di uno di essi, Laura Luigi (Miccia), omonimo di uno dei quattro caduti. Ci racconta che i quattro Partigiani catturati insieme a lui, accusati di aver trasportato da Bajardo, Passo Ghimbegna, Vignai della farina, per rifornire i distaccamenti partigiani operanti in montagna, furono portati a Sanremo a Villa Negri, presso la Chiesa Russa, dove vi erano delle piccole celle: il nostro testimone, allora diciottenne, racconta che egli camminava faticosamente con delle rudimentali grucce, essendo rimasto ferito a Carmo Langan, quindi la sorveglianza per lui era meno rigida che per gli altri.

Questa fu, in un certo senso, la sua fortuna, perché il giorno che venne portato nell’ufficio per essere interrogato suonò l’allarme e i suoi carcerieri fuggirono nei rifugi, ed egli, con la forza della disperazione, riuscì a fuggire e a salvarsi. I suoi compagni invece vennero portati prima a Villa Oberg, e successivamente al castello Devachan, poi, ancora sanguinanti per le torture subìte, in una fascia, presso la Villa Junia: qui i bersaglieri repubblichini, che tanta ferocia mostrarono nella zona di Ceriana, Castelvittorio, Bajardo, dopo averli obbligati a scavarsi la fossa, li trucidarono il 24 gennaio 1945: così caddero Laura Giobatta (Paolo), Laura Luigi (Gino), Laura Mario (Mario),Laura Silvio (Antonio), e una vittima civile, Polizzi Silvestro.

Le sorelle di Mario Laura raccontano la disperata ricerca del corpo del figlio da parte della loro madre: la popolazione diede informazioni circa il luogo ove era avvenuta la fucilazione e fu proprio scavando la terra con le mani che la povera madre trovò i resti del figlio!

Quel luogo fu tragico testimone di altre esecuzioni: il 12 febbraio 1945 nello stesso posto, vennero fucilati, Borgogno Renato (Caminito), e Donchio Francesco (Franz)(D’Onghia). Anche per essi custodiamo la testimonianza di una anziana signora che li vide passare mentre li portavano al luogo dell’esecuzione: si sa che Donchio era privo di una mano: i suoi aguzzini gli strapparono i vestiti affinché quel moncherino fosse scoperto e, mentre li portavano sul luogo dell’esecuzione, infierirono su di esso con una frusta, quella o una come quella conservata nel Museo della Resistenza di Carpasio.

Grazie a questo terribile particolare, è stata ricostruita la storia di “Donchio”, col contributo della nipote Marica: è stata ricostruita parte della sua storia, infatti egli aveva subito l’amputazione di una mano per una ferita ricevuta in combattimento, successivamente è stato identificato il luogo della sua sepoltura, e il suo nome, corretto, è stato inserito nell’ossario dei Caduti di valle Armea; la sua salma, che era rimasta non identificata poiché egli era un giovane militare di Noci (Bari), di cui i parenti non avevano potuto ricevere molte notizie, tranne che quella della sua morte, oggi riposa col nome Francesco D’Onghia accanto a quelle dei caduti di Sanremo e viene ricordato e onorato da tutta la cittadinanza della sua città natale».

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